Monday, April 28, 2008

Arrivederci Roma.















Arrivederci, Roma

Goodbye, goodbye to Rome
City of a million moon lit faces
City of a million warm embraces
Where I found the one of all the faces
Far from home

Arrivederci, Roma
It's time for us to part
Save the wedding bells for my returning
Keep my lover's arms outstretched and yearning
Please be sure the flame of love keeps burning
In her heart

Arrivederci, Roma
It's time for us to part

Save the wedding bells for my returning
Keep my lover's arms outstretched and yearning
Please be sure the flame of love keeps burning
In her heart

Saturday, April 26, 2008

Meglio nell'ombra.


















Vorrei essere più forte. Restare in ombra. E nell'ombra studiare lo sgradevole sgarbato sguaiato sgualcito e singolare sbeffeggiante stupidìo, proveniente dallo stuolo-stormo di scimmieumani che sguazzano nel loro sbraitare per un centimetro quadro di marcusiani falsi bisogni, come farebbe un ricercatore, guardando il contenuto del suo vetrino.
Il problema è che mi trovo dalla parte sbagliata del microscopio.

Wednesday, April 23, 2008

Eco

Ci sono cresciuto, con il mio eco.
Alle volte è talmente presente che posso quasi chiamarlo per nome. Un nome che possedeva forza, magia, dignità d'essere.

L'eco è quasi sempre con me, mi giro e non lo vedo, so che è lì.
L'eco non è un'ombra. L'ombra - in determinate condizioni - puoi vederla.

Non so se i ricordi che ho in mente sono veri. O solo spettri. E' forse importante sentirli, e custodirli come cari? O, soprattutto, sentire la loro eco?


Ricordate?

Un albatro è appeso, immobile, nell'aria
e sotto un suono d'onde in labirinti di corallo
Un'eco di una marea distante
che volve piatta nella sabbia
E tutto verde come sotto l'acqua.

Io e il mio eco.

Stranieri che passano vicini,
e sguardi separati cercano d'incontrarsi.

Sunday, April 20, 2008

Scrivania, lo specchio dell'anima.

Melissa mi perdonerà, ma questa foto deve essere pubblicata. LOL.




La camera oscura dei pensieri.

Scrivete spesso sul vostro alter-ego digitale? Pensate che Word (o Pages) sia troppo, e che un editor di testo sia troppo poco? La sindrome del foglio bianco vi attanaglia le viscere? Avete nostalgia dei terminali VT-100 con relativo ecosistema a fosfori verdi (e qui rubo: i bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano)? Navigando su internet ho casualmente inciampato su questa applicazione che incarna tutte le qualità primarie del software, come:
  • Semplice: fa quello che dice di fare.
  • Veloce: non fa quello che non viene richiesto.
  • Aperta: potrebbe fare quello che dovrebbe fare.
L'ultima versione è a pagamento, ne esiste una versione free a questo link.

P.S. Funziona su Mac OS X. Se avete Windows, cercate sul vostro motore di ricerca "DarkRoom", e se avete Linux, cercate "PyRoom".

Thursday, April 17, 2008

Signora mia...

(liberamente ispirato dalla genialità di Disegni e Caviglia, primi anni '90)

- "Buongiorno Signora"
- "Buongiorno a Lei"
- "Come va?"
- "Bene, grazie. E Lei?"
- "Eh..." (sorridendo) "un po' acciaccata, stanotte ho dormito male"
- "Non me lo dica, non sono riuscita a chiudere occhio"
- "Perché?"
- "Il mio vicino ha tenuto il surraund acceso fino alle due di notte per vedere quei film che urlano si ammazzano si scannano tutto quel sangue urla che schifo..."
- "E non poteva bussare?"
- "L'ho fatto per mezz'ora! Ma quello neanche sente, il volume era talmente alto che tremava il pavimento. Egidio voleva chiamare le guardie, Lei sa com'è fumino..."
- "E non le avete chiamate?"
- "No, l'ho scongiurato, quello è pure un delinquente, è stato dentro, magari ci fa saltare casa o peggio"
- "Che schifo, ma si può vivere così?"
- "E paghiamo pure le tasse"
- "Per avere due cassonetti sempre rotti a disposizione di centinaia di famiglie"
- "E i vigili non si vedono mai, si vedono solo le multe"
- (sorride amaramente) "Stanno al bar, come i cornetti"
- "E la polizia non si vede mai, qui sembra il Bronx"
- "Tutta colpa di questi politici schifosi!"
- "Ha ragione, non se ne può proprio più"
- "Noi fatichiamo ad arrivare alla fine del mese, e quelli hanno la pensione d'oro"
- "E vanno con le donnacce e si drogano"
- "Che esempio danno?"
- "E si aumentano gli stipendi da soli, 'sti bastardi"
- "E vanno in giro a sbafo con le macchine blu, aerei e treni gratis"
- "E noi paghiamo"
- "E i prezzi aumentano"
- "E le tasse pure"
- "E' uno schifo, sono tutti corrotti"
- "Per una visita specialistica mi fanno aspettare 5 mesi"
- "Si, e sottovoce ti dicono che a pagamento puoi venire domani"
- "Eh, ma qui ci vorrebbe un bel repulisti"
- "Si si, una bella ruspa e via, aria!"
- "Tu rubi? Io ti taglio le mani, come gli arabi"
- "Ci vorrebbe proprio"
- (sentendo una macchina strombazzare ripetutamente) "Devo andare, ho la macchina da spostare"
- "Non si preoccupi, spero di vederla presto. A proposito, mio cognato si candida presidente alla XVIII, lo conosce, vero?"
- "Siiii... quel bell'uomo, alto"
- "Veramente una persona onesta, io lo voto"
- "E sempre elegantissimo"
- (risuonano irripetibili frasi concernenti le abitudini sessuali della donna che guarda con occhio bovino il suo SUV in terza fila) "Eh, tutti nervosi, qui ci vorrebbe una cura di bromuro"
- "Proprio. Signora, la saluto e le lascio qualche volantino di mio cognato, me lo distribuisce in giro?"
- "Certamente!" (sorride) "Se non ci si aiuta tra noi... Tante cose"
- "Arrivederci!".






Tuesday, April 15, 2008

L'inizio.

Il foglio vuoto non mi fa paura.

Il concetto è lo stesso, decenni fa con la carta (la valenza tattile, l'odore dei quaderni, i ricordi in bianco e nero, le mani sporche di inchiostro) ed in tempi più attuali con un terminale a cristalli liquidi, dove non faccio altro che movimentare fotoni (e consumare energia). Sono passati anni da quando ho deciso di chiudere i miei pensieri su internet, e ne esistono poche tracce (fortunatamente) nell'
archivio.

Un blog?

Gestire un
blog comporta il rispetto di regole non proprio consone alle mie personalità e disponibiltà (che, alle volte, coincidono), come:


  • un frequente aggiornamento, senza il quale l'ossessione di leggere e commentare l'altrui pensiero non può essere compiutamente soddisfatta.
  • un urlar digitale (non so come altro definire l'ossessione di essere collocato tra i più letti se non con il gridare SONO QUI, ECCOMI), che non fa parte del mia bipedità.
  • un'applicazione delle regole di base del marketing digitale al fine di stimolare una migliore interazione tra il blogger (chi scrive), l'agent (chi reagisce al blog) ed il lurker (il guardone) - spiegato così sembra il manuale di sesso per apparati robotici.
  • una robusta dose di autocompiacimento, fondamentale ai fini di produrre dei segmenti letterari (e, riferendomi ai post, uso un infelice eufemismo) dove alle volte l'ego è più importante del contenuto (vedi l'urlo digitale).
Tutto ciò alle volte mi sembra un ibrido tra lavoro e gioco, una zona oscura in cui la libertà di parlare è limitata dal problema di come porsi al pubblico ludibrio al fine di essere ricordato, letto, interagito, frequentato, masticato ed espulso, un crepuscolo fatto di notorietà warholiana e sana voglia di parlare, parlarsi, essere connessi.

In Italiano?

L'insormontabile barriera della lingua.
L'italiano è la mia lingua madre, l'inglese la lingua che parlo per lavorare. Il miscuglio inappropriato tra le due sequenze ordinate di lettere causa risultati catastrofici ai fini della facilità di essere compresi e della velleità di essere letti. La maggior parte dei blog è scritta in un linguaggio parlato, e spesso ricco di parole in inglese - di cui è comunque disponibile una traduzione sensata. Quale lingua, per quali pensieri?

Perchè un titolo in inglese?

E' una conosciuta canzone dei Pink Floyd (quelli
post-Waters) che mi sembrava appropriata al tema, con la voce digitale di Stephen Hawking che spiega in poche parole la differenza tra l'umanità "animale" e quella che "ha scatenato la forza della propria immaginazione" . Continuare a parlare. Parafrasando una frase di un famoso regista, le parole, e la loro mancanza, sono importanti. Non risolve la contraddizione di un titolo in inglese in un blog italiano, ma la canzone è appropriata.


Perchè un altro blog, allora?

Ne ho diritto? Sarà sensato? Mi darà la possibilità di scrivere a (quasi) costo zero e (quasi) dovunque, lasciando che la rete conservi questi pensieri-ombra? Come se l'atto della conservazione nel virtuale possa scandire la futile importanza? E, soprattutto, mi aiuterà a chiarire alcune idee, e quindi ne varrà la pena? Troppe domande?