Fortunato l'uomo che riesce sempre a ricordare i propri sogni.
Da grande diventerà scrittore, poeta, verseggiatore incauto, stornellista o sceneggiatore dei dialoghi del Grande Fratello n. 109, sottopagato e - ovviamente - in nero.
Per tutti gli altri comuni mortali, ricordare un sogno è un avvenimento che condiziona il risveglio e la mattina, e che sbiadisce poi durante il corso del giorno.
Ancora ricordo il sogno di stanotte.
Siamo nel Dojo.
Fine allenamento.
Circoletto del gruppo dei Megatteri (persone di una certa stazza/altezza/peso/età, composto da me, Ivano, Dario, Luca, Lorenzo) intorno al Sensei. Si discute di Karate (ma guarda un po'), dell'imminente Kyu, degli acciacchi, degli agonisti, e di altre cose.
"Quando si terrà l'esame?" chiede qualcuno, credo Dario.
"Aprile, e forse anche dopo." risponde il Sensei.
"E il programma?" chiedo io.
"Dovresti già averlo." mi assicura il terzo Dan.
Silenzio.
Nessuno osa fare la domanda successiva.
Il Sensei nasconde un sorrisetto.
Luca prende coraggio. "E quando saremo pronti?"
Il Sensei esegue una micropausa ad arte, e ribatte: "Questo siete voi a saperlo".
Poi fa una pausa un po' più lunga, un sabaki con gli occhi, mi guarda, e dice: "Tu, sei pronto?"
...
E il sogno mi va a finire proprio sul più bello.
Ho provato a chiudere gli occhi di nuovo, ma il corpo mi ricorda che non sono dentro Inception e che il sogno è volato via.
Strano. Cerchiamo di delegare ai sogni quello che dovremmo già sapere nel diurno.
Sei pronto? Sei innamorato? Hai coraggio?
Solo tu puoi saperlo.