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Sunday, September 22, 2013

Circuit loop






Altro giorno, altro giro, altro regalo...


I chiaccheroni chiacchierano, i lamentosi si lamentano, e noi facciamo circuiti su circuiti su circuiti. 

I circuiti con i quali abbiamo iniziato l'anno accademico 2013/2014 hanno i nomi di deità antiche, non sempre corrispondenti alle aree di influenza delle deità stesse (Afrodite, Dione, Venere) e che, conseguentemente, ci lasciano senza parole. Intendo, senza fiato. Dopo decine, centinaia di burpees, addominali e squats la testa non ne può più, e il corpo sembra essere andato via e non in vacanza.

Ce li sogniamo di notte, i circuiti. O almeno ci appaiono tra un ronfo e l'altro, e quando ci si alza per andare al lavoro (sì, lo sappiamo, siamo homo abilis fortunati) lo specchio ci urla addosso tutta la nostra umana caducità mostrando un cencio centrifugato anziché un giovane (?) virgulto pronto per azzannare la giornata come prossima profumata preda.

I sogni, poi, sono parzialmente indipendenti dal nostro lato conscio (peraltro rullocompresso da molteplici circuiti), e si popolano di strane situazioni dove immaginiamo circuiti di training da affrontare nella realtà, nei stessi sogni e in quel breve periodo tra sonno e veglia dove tutto è possibile e nulla quasi mai si avvera. 

Ne elenchiamo solo alcuni - ispirati alla mitologia norrena - per vostra informazione, referenza futura e oscuri presagi di prossime sventure.


Circuito Thor:

Dopo una sequenza impressionante di flessioni seiken e torture di Tullio, imposte in maniera seriale, non si fa pausa e tutti gli avventori, avventurieri e studenti Shinseikai vengono colpiti - vivi, ovviamente - con degli enormi martelli in pietra vulcanica nelle tre zone-obiettivo dei mjolnir che sapientemente attendono il turno di ogni malcapitato: gedan, chudan, jodan. Alla fine del circuito ti accorgi che non erano i martelli di Asgard, ma le gambe del Sensei rosso.

Circuito Loki:

Circuito ingannatore e foriero di tradimento e astuzia. Inizia piano, con sequenze di addominali e piegamenti, poi aumenta in maniera repentina con esercizi di potenziamento, fino ad arrivare ad una annunciata pausa di 5 minuti. Che non sono tali (scherzetto!), perché si ricomincia subito con 10 minuti consecutivi di burpees con salto atletico finale e camminata sui carboni ardenti.

Circuito Odino:

Circuito per anziani, sembra un circuito tranquillo e alla portata di cinquantenni pavidi e così viene eseguito fino a che viene paventato il Ragnarok, dove i cinquantenni panzuti vengono chiamati alla battaglia finale (il kumite) che consentirà loro di combattere, morire e rinascere come cinture bianche. Shinseikai, ovviamente.

Circuito Hockenheim:

Combinazione dei circuiti Thor, Loki e Odino, ma eseguiti con una media di 311 Km/h senza KERS, senza bandiere gialle e pit-stop per cambiare le gomme che, ovviamente, sono state efficienti solamente il primo giro.

Meglio non lamentarsi. Ci potrebbe capitare un circuito Inferno di Dante Alighieri, e si potrebbe non uscire a riveder le stelle...



Wednesday, September 14, 2011

Al Dojo.

  • Al Dojo vige la democrazia. Non conta un piffero nessuno. Lavorare e basta.
  • Al Dojo c'è un sano rispetto per chi ha studiato più di te.
  • Al Dojo, d'estate, è inutile asciugarsi dopo la doccia. Recentemente, negli spogliatoi, si è superato il limite teorico dell'umidità 100%, registrato attraverso Nomogramma di Herloffson.
  • Al Dojo, d'inverno, qualcuno si è lamentato (incautamente, ad alta voce) del freddo pavimento. Dopo le prescritte 80 flessioni seiken il pavimento ha cambiato improvvisamente le caratteristiche geotermiche.
  • Al Dojo non esistono perversioni, a parte le ricorrenti mani sui fianchi con annessa punizione e le sdraiate sui tappetini prima del comando. E, si, con annessa punizione.
  • Al Dojo, alle volte, si hanno le allucinazioni da mancanza di ossigeno. Ieri (era ieri? non ricordo bene...) mi è parso di vedere Giorgio Petrosyan, vestito con un gessato grigio, e valigetta rigida di pelle a corredo, che distribuiva sales brochures su centri benessere in Dalmazia.
  • Al Dojo ci si va nei giorni pari. E lo si sogna nei giorni dispari. L'altra notte, verso le 5 antimeridiane, mia moglie mi ha svegliato dicendo: "Facevi un rumore strano". Era un Kiai.
  • Al Dojo si sviluppa un orologio interno basato su martedì-giovedì-sabato. Nel malaugurato caso di salto lezione in uno di questi giorni, l'orologio impazzisce e vieni automaticamente resettato al 31 Dicembre del 1981.
  • Al Dojo vedi amici, colleghi, compagni di studio - ma in un'altra prospettiva. La fatica di inseguire un obiettivo in costante movimento genera unione, complicità, rispetto. Tranne Lorenzo, che sposta l'attenzione del Sensei dove non dovrebbe :).
  • Al Dojo si rispetta la natura e le stagioni. Per ogni stagione c'è un test. Il test del panettone, il test dell'uovo pasquale, il test delle fragole e quello delle castagne. Se non sei in forma, non passi il test. Se non passi il test, ti alleni fino a che non sei in forma. E così via. La vita è una ruota, e se non fai il test con il Sensei, fai il test con Tullio Senpai. E se non fai il test con Tullio Senpai, ti capita Mattia Senpai. Meglio rimanere in forma.
  • Al Dojo andrò domani, e, mutatis mutandis, stavolta non scorderò l'intimo di ricambio.
  •  
     

Friday, December 17, 2010

La Lista Nera.

Grazie alle mie presunte o vere capabilities di hacker, sono riuscito ad identificare l'indirizzo IP dell'iPhone del Sensei, utilizzare nmap per effettuare lo scanning di tutte le porte TCP e UDP non bloccate, rilevare la presenza di un microserver SSH installato tramite JailBreak sul telefono e quindi connettermi - da remoto - cercando di forzare la password attraverso un brute-force attack. Con soli 28 minuti di tentativi, giusto il tempo per un brunch, ho effettuato il fetch della password e sono riuscito ad accedere alla famosa blacklist del Sensei, di cui faccio il publishing di uno snippet in real time, e che conto di rivendere a giornali specializzati per raccogliere fondi con cui conto di comprare un manuale per scrivere in italiano non inquinato dall'informatica o acronimi e una dentiera post-rappresaglia-Sensei.

  • Gabba si lamenta del suo Sensei.
  • Gabba non regala uno o più iPad al suo Sensei.
  • Gabba fa gesti strani ed equivoci con la mano.
  • Luca scappa via per giocare a calcetto invece di partecipare al turno non-agonisti.
  • Gabba si addormenta e russa.
  • Lorenzo si rifiuta di prendere la dose di bromuro.
  • Gabba non regala uno o più iPad al suo Sensei.
  • Tullio non sa fare la doppia capriola carpiata come se fosse Antani.
  • Gabba parla troppo o non parla affatto.
  • Gabba scambia il Gedan con il Jodan e viceversa.
  • Gabba ha l'iPhone 4.
  • Antonio mangia dolci di nascosto e in contumacia.
  • Gabba non regala uno o più iPad al suo Sensei (Ma perchè tre volte, chiedo. Lascia fare, mi risponde.)

Il resto sarà pubblicato a puntate su 'Picchiare Oggi' in edizione limitata.  Adesso esco, vado a fare una visita ad un venditore di urne cinerarie che mi potrebbe far comodo, fanno degli sconti speciali agli spilungoni...

Wednesday, October 13, 2010

Folklore V

« È impossibile ottenere il moto perpetuo per via meccanica, termica, chimica, o qualsiasi altro metodo, ossia è impossibile costruire un motore che lavori continuamente e produca dal nulla lavoro o energia cinetica »
(Max Planck, Trattato sulla termodinamica, Dover (NY), 1945)

Max Planck aveva torto marcio. La macchina del moto perpetuo non solo esiste, ma si trova a Roma in un capannone sito in via Pico della Mirandola. Quindici.
E' Ottobre, ed il Dojo è pienamente funzionante anche quando non frequentato. Se non vai al Dojo, il Dojo viene a casa tua e finisce anche per rimanerci ospite mesi e mesi.

La smemorina retroattiva.

La smemorina (che, ricordiamo, è sostanza semitossica  prodotta in situ dopo anni di allenamenti inter-stile, di cui si può trovare ampia documentazione su questo blog) ha recentemente mutato parte delle sue caratteristiche adattandole ad una migliore interazione con l'ospite umano: è diventata retroattiva, e quindi colpisce prima di recarsi al Dojo e, in particolare, durante la fase di costruzione della borsa per il Karate (utilizziamo volentieri il termine 'costruzione' in quanto l'approntamento della borsa è un processo situato tra l'impressionismo di Van Gogh ed il design futurista di Le Corbusier). 
Non di rado, durante il magma accalcato e accaldato di fine lezione con doccia incorporata, è possibile sentire gli effetti della smemorina retroattiva che generalmente si concretizzano con un "Noooo. Le mutande...". Al malcapitato, che si guarda intorno trattenendosi dal chiedere se sussistono le condizioni per una mutanda di scorta, non resta che la vestizione del jeans a pelle, tra una silente e cameratesca ilarità degli studenti Shinseikai. E' possibile identificare il bipede smutandato all'uscita dello spogliatoio per le evidenti movenze da Elvis Prestley miste ad una inaspettata celerità nel ritorno a casa. 

I lucchetti di Hello-Kitty.

Gli armadietti a salto quantico sono stati aggiornati con un upgrade ortogonale: la prima fila orizzontale e l'ultima fila verticale hanno degli occhielli in bismuto (numero atomico: 83) adatti ad ospitare lucchetti di sezione e grandezza variabile. I lucchetti forniti dall'amministrazione della palestra hanno chiavi 'anime'  lillipuziane con uno spettro ampio, da "Il mio primo diario segreto", passando per "Memole dolce Memole", fino ad arrivare alla chiave "Hello Kitty". Alla fine dell'ultima lezione ho estratto il mio portafoglio dall'armadietto, aspettando un salto quantico temporale che non si è verificato. Controllando meglio, ho ritrovato nello scomparto dei documenti di identità il passaporto di Akira Takasaki, il mitico chitarrista dei Loudness.

Il maledetto esercizio di Senpai Tullio.

Il Senpai Tullio, che viene sistematicamente selezionato dal Sensei alla fine delle ripetizioni (ad esempio, addominali) per la sua capacità di pronunciare i numeri giapponesi da uno a dieci in due secondi netti (eseguendo l'esercizio in maniera corretta, ovviamente), durante la fase di riscaldamento attiva non cessa mai di scaldare anche i nostri cuori. 
Un esercizio in particolare allieta primati di età e sesso variabile, che arriva puntualmente in piena fase di obnubilamento da mancanza di ossigeno, con la sequenza riportata di seguito:
  1. Gli sguardi degli studenti si incrociano dubbiosi.
  2. La tensione sale alle stelle, l'esercizio potrebbe essere invocato.
  3. Si pensa (di nascosto) "ecco, adesso lo chiama".
  4. Senpai Tullio aspetta - ad arte - qualche secondo per creare false aspettative.
  5. Si pensa (di nascosto) "forse l'abbiamo sfangata".
  6. Senpai Tullio mostra la posizione iniziale, che presuppone inequivocabilmente l'esercizio ammazzafiato senza esplicitarne l'interezza.
  7. Si pensa (di nascosto) "...azz".
  8. Senpai Tullio mostra l'esercizio.
  9. Non si pensa neanche di nascosto, si risparmiano le energie.
  10. Senpai Tullio urla l'Hajime.
Shinseikai è anche eseguire il maledetto esercizio di Senpai Tullio con il sorriso. E sicuramente il sorriso, alla fine dell'esercizio, c'è.
  1. Si pensa (di nascosto) "lo avevo detto che lo chiamava".
Bello il Mercoledì. Un giorno Shinseikai tra due giorni Shinseikai.
A domani.

Wednesday, March 31, 2010

Folklore IV

Il Dojo ha un'anima, che è l'essenza stessa della disciplina che frequentiamo a giorni pari.
Non di solo pane si vive, e quindi l'anima va nutrita con frequenza, passione, credibilità, voglia di fare, rispetto, ed altre qualità che le Anzianità del Dojo saranno felici di spiegarVi.
L'anima del Dojo, però ha la sua controparte. Il lato oscuro. E, credetemi, non sono gli avventori con cattive intenzioni o i rubacinte e suppellettili che frequentano (molto) raramente gli spogliatoi: sono gli spiriti che frequentano gli asciugacapelli ed i ganci per accappatoi.

I ganci bastardi
I ganci preposti all'impiccagione degli accappatoi, utilizzabili ante-doccia ed opportunamente posizionati vicino ad ogni cabina della sorpresa (vedi post precedenti), sembrano di materiale solido e durevole.
Niente di più sbagliato.
I ganci (domanda a risposta multipla) sono: a) termoplastici b) repulsori c) dotati di anima voodoo d) semplicemente bastardoni, e si ribellano continuamente al loro istituzionale dovere di tenere lontano da terra l'asciugamano o accappatoio necessario ad evitare bronchiti asmatiche e malattie da raffreddamento dovute ad asciugatura incompleta o impossibile.
Tu appendi l'accappatoio o l'asciugamano al gancio, e oplà, il gancio bastardo la lascia scivolare a terra rendendolo utile come mappina di napoletana memoria o come innominabile e sacrificabile residuo radioattivo.
Guardate bene il gancio, prima di appendere. Se si muove o ride, lasciate l'accappatoio in borsa ed uscite grondanti, meglio asciugarsi dopo che mai.

I phontergeist
Acronimo testé coniato per rappresentare l'unione di un asciugacapelli con un poltergeist, rappresenta la volontà da parte del soffiatore elettrico di accendersi e spegnersi a suo assoluto piacimento. Il phon si accende quando dice lui, e si spegne quando decide lui.
Dopo lunghe ed accurate misurazioni di persone in attesa e tempi di funzionamento medio, sono stato in grado di studiare e stabilire una formula che rappresenta il comportamento corretto dell'asciugacapelli durante una regolare sessione di lavoro (un'ora):

T = 1 / n + (h/10)

dove T è il funzionamento per sessione espresso in secondi, n è il numero di persone in attesa della disponibilità del phon fetentone e h è l'indice di umidità relativa dello spogliatoio del dojo. In pratica, affollamento ed umidità rendono il povero studente Shinseikai soggetto a malanni di stagione anche fuori stagione.
Sto pensando di comprarmi un asciugacapelli nucleare.

Wednesday, March 3, 2010

Folklore III


E' Marzo, che a Roma corrisponde ad una ipotetica stagione di mezzo. 
Il Marzo pazzerello delle poesie di terza elementare, ahimè, non esiste più. Oggi esiste il Marzo in SUV che va contromano con il dito medio alzato e la certezza di farla franca dichiarando 12.000 Euro lordi annui, continuando ad andare in vacanza a Santo Domingo (non si mai, potrebbe rimanerci se la magistratura utilizzasse l'effetto speciale inventato nei laboratori di Stan Winston, il fumus persecutionis). 

Chi normalmente frequenta il Dojo, normalmente tra le 19.30 e le 21.30 dei giorni normalmente pari, è invece convinto che alcuni valori rimangono immobili ed immancabilmente immarcescibili. Il Dojo è una certezza, un assioma, un organismo che continua a pulsare anche se il suo creatore ed ispiratore viene spedito in terra umidamente albionica. 
Il Dojo è un essere fatto di artigli, denti e angoli vivi che ospiti e che inizia a farti male quando sei lontano, e quando cerca ti riportarti vicino.
Il Dojo è lì, e non ammette deroghe. Il Dojo continua anche (e soprattutto) quando non ci sei, e quando ritorni lo trovi 35 metri più avanti, perché nel frattempo lui ha proseguito, tu no. 

Dopo aver esplorato gli armadietti, il cesto degli orrori, le cabine della sorpresa e gli spogliatoi, la nostra attenzione viene catalizzata da due elementi riconducibili al tempo: il maledetto timer e le fasi dell'allenamento.

Il maledetto timer

Il timer del Dojo è un monolito di massa e peso infiniti candidamente appoggiato su un armadio punico ad uso di ripostiglio. Il timer è parente stretto degli armadietti a salto quantico (vedi uno dei post precedenti, oppure cerca armadietti a salto quantico su Google), e come tale ha un atteggiamento non riconducibile alla riproducibilità scientifica. 

Il fetentone, infatti, dilata i tempi di kumite (in maniera esponenziale se prevede la partecipazione attiva del Sensei) e riduce i tempi di recupero a pochi, miserabili, insufficienti  istanti che fuggono come l'umana giovinezza per lasciar posto ad altra sana e perspirante attività fisica. 

Tradotto in Casalottese, le botte durano tanto e il riposo dura poco. Non si hanno prove certe di un dolo, ma tutti sono sicuri che il timer se la rida ed acceleri (o rallenti) l'unica lancetta disponibile a suo esclusivo godimento. 

Le fasi dell'allenamento

Quando il tempo degli esami si avvicina, le fasi dell'allenamento assumono lo spessore e l'intensità delle liriche di Ungaretti. E dell'autore ecco alcuni brani di poesie associate a momenti da ricordare:

Arrivo al Dojo
Mi illumino d'immenso

Preparazione e vestizione
Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli

Riscaldamento dinamico
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

Kihon
E per la luce giusta,
Cadendo solo un'ombra viola
Sopra il giogo meno alto,
La lontananza aperta alla misura.  

Kumite con il Sensei
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

L'essere artigli denti ed angoli vivi mi ricorda che oggi è comunque un giorno Shinseikai, ma domani ci si allena - forse un giorno Shinseikai++ -  ed io non sono mai stato tanto attaccato alla vita :-).

OSU!








Saturday, December 5, 2009

Folklore II




Mentre il 2009, oramai ridotto ad un arzillo vecchietto, sta correndo verso il traguardo SanSilvestrino per "portar lo testimonio" al 2010 (chiedo scusa, Dante dà dipendenza), siamo già circondati da pubblicità che ti ricordano del Natale di regalare di non preoccuparti di anestetizzarti di rimandare i problemi al prossimo anno di dormire di iniettarti dosi sempre più massicce di TV a pagamento per sollazzare la tua voglia di divano lasciandoti, certamente, più povero di prima. In tutti i sensi. 

Invischiati tra questo pattume multimediale, che non risparmia (ahinoi) anche la Rete e canali di comunicazione meno mesmerizzanti della TV, ci accorgiamo che il Dojo è un santuario, un rifugio che permette di prendere le distanze da spazio e tempo (rispettivamente, Roma - Italia e Dicembre 2009) e di rivolgere la nostra completa attenzione su cosa dobbiamo migliorare, anzichè cosa dobbiamo comprare. Le mie parole, povere e inadeguatamente vergate su di un blog nero e anonimo (e quindi molto allineato al suo padrone), non riescono a spiegare bene cosa si prova in quei secondi post-lezione dove siamo invitati a pensare alle aree di miglioramento e di crescita interiore, oltre che sportiva. Quello che so, però, è che non mi è mai capitato di lasciare quei secondi vuoti, come credo non sia mai capitato a nessuno. 

Oltre al Dojo, però, ci sono altri valori che non cambiano. Che restano lì, immobili, immutati, invecchiati come un buon vino d'annata, come un brano di musica classica che con gli anni aumenta la sorpresa di chi ascolta. Come, ad esempio, lo Spogliatoio.

Lo Spogliatoio e la Smemorina.

Un argomento già affrontato in uno dei post precedenti, concernente lo Spogliatoio, è la presenza inquietante di artefatti semiorganici che farebbero felici interi reparti della Polizia Scientifica: scarpe, magliette, felpe, fasce, calzini e indumenti sportivi non identificabili neanche con accurate analisi al Carbonio-14. 
La presenza è inquietante per l'assenza dei proprietari.
Ho elaborato una teoria, autoctona, ma supportata da studi internazionali e finanziata dal Gas Technology Institute (http://www.gastechnology.org/) che riguarda l'argomento.
Gli innumerevoli allenamenti Shinseikai, uniti a quelli di altre discipline (Boxe), hanno prodotto - nel tempo - vapori letali nell'area corrispondente allo spogliatoio maschile che rimangono residenti ed attaccano direttamente i centri della memoria. Tali vapori hanno l'infausto effetto di lasciare i malcapitati avventori incapaci di intendere e volere e, soprattutto, di ricordare il prelievo di indumenti sudati ed accessori (sudati anch'essi). L'enzima contenuto in questi vapori è stato battezzato Smemorina, ed è particolarmente aggressivo: basta un allenamento, e oplà, la Smemorina esegue il suo diabolico compito, facendo scordare di tutto, di più.
A giorni dovrebbe arrivare il referto del GTI (vedi sopra) in grado di dare indicazioni precise sulla produzione di un antidoto.

Armadietti e Salto Quantico.

Lo studente Shinseikai dotato di portafoglio, chiavi e cellulare al seguito può sperimentare l'essenza del Salto Quantico cercando di porre i propri effetti personali nei microarmadietti posti fuori lo spogliatoio. Ho utilizzato il termine cercare in quanto i vapori letali descritti nel punto precedente hanno cambiato il funzionamento degli armadietti rendendolo non euclideo e indipendente dalle quattro dimensioni conosciute.
L'apertura dei locker non è omogenea: scegliendo sempre lo stesso armadietto (ad esempio, il 18), si aprirà correttamente solo di giovedì, con tempo sereno e prima del solstizio di inverno. Qualsiasi variazione di questa combinazione causa la chiusura ermetica o il funzionamento non corretto dell'armadietto, rendendolo inservibile.
A volte, gli armadietti scambiano proditoriamente i loro contenuti lasciando interdetti i proprietari degli oggetti ivi contenuti: il contenuto del 16 va nel 21 e quello del 21 va nel 4 che è chiuso da sei anni.
Ricordo bene che una volta Ivano il Giallo mi chiese di condividere uno degli armadietti, apparentemente innocuo, unendo i nostri averi. Aprendolo alla fine della lezione, trovammo una tessera della P2, un barattolo di marmellata scaduta e una figurina di Facchetti.

La Via Crucis.

Prima dello Spogliatoio spraybiotico e degli armadietti sudoku, il Dojo si contraddistingue per il grande spazio, il ring, la zona sacchi e soprattutto per le pareti costellati di immagini di combattenti, pugili, campioni e bipedi dotati di coraggio, quasi sempre con guantoni e l'aria di chi ne date (e prese) proprio tante: è la Via Crucis. Da Mohammad Ali fino ai campioni locali, ci sono tutti. Alle volte ho come l'impressione che si divertano a guardarci. Chissà cosa si dicono quando la palestra è vuota.

Martedì prossimo non c'è lezione.
Che tristezza.

Saturday, October 24, 2009

Folklore

Nulla mi fa sogghignare di più di alcune caratteristiche che, ogni martedì-giovedì-avoltesabato, ritrovo con con simpatia e con rinnovato rispetto nelle stanze del luogo-dove-si-segue-la-via.

Lo spogliatoio.
Immaginate uno spazio vitale di 25 m² (o meno) occupato da 40 persone che hanno con sé borse la cui capienza è misurabile in ettolitri contenenti karategi cinta guantoni paratibie paradenti scarpette fasce cavigliere, materiale da doccia (vedi sotto) e da asciugo post bellico. Il risultato è il tipico effetto farfalla (teoria del caos): un battito di ciglia di Mattia giù in fondo provoca una leva con proiezione a me - povero bianco inesperto - che sono dall'altra parte. Molto di questo materiale da combattimento viene poi perso o abbandonato da crudeli padroni, e non di rado è possibile vedere qualche fascia Leone del 1976 scappare via veloce per evitare la tortura del cesto degli orrori (vedi sotto).

Le docce.
Chiamarle docce è - secondo me - improprio. Trattasi di dispositivi di erogazione casuale di acqua, pensati, disegnati, installati e resi operativi attraverso una rigida logica booleana. La doccia eroga, o non eroga. Eroga acqua in ebollizione, o acqua proveniente da Capo Nord, e spesso combinazioni veloci tra le due. Ho visto più di una volta persone Shinseikai, e quindi abituate a superare costantemente i propri limiti fisici e mentali, avvicinarsi timorose e riverenti prima di entrare nelle cabine della sorpresa (definizione più appropriata, non sai mai cosa può capitarti).

Il pavimento dello spogliatoio.
Visto il comportamento delle cabine della sorpresa, provate ad immaginare le condizioni del pavimento dello spogliatoio. Sono presenti, in pratica, tutte le sedimentazioni e tipologie di terreno esistenti al mondo, dal desertico al limaccioso, dal pluviale al montano.
Abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di geologi per conto di università prestigiose (Oxford, Frascati) al fine di analizzare e studiare i vari compound nel corso del tempo, ma per il bene del Dojo e dell'attività Shinseikai sono passate tutte in second'ordine.
Ogni oggetto che cade in preda al rigore gravitazionale trasforma la faccia del proprietario dall'inaspettato all'orrorifico, il tutto in un istante. Una volta toccato il pavimento, non c'è molta scelta: disinfezione nucleare o cesto degli orrori.

Il cesto degli orrori.
E' lì. Sempre presente. Sempre pieno. Ti guarda dal basso verso l'alto con aria di sfida e di (vera e propria) intoccabilità. Qualcuno mi ha sussurrato, prima dell'inizio delle lezioni, che tra i vari strati di reperti pare ci siano magliette ancora sudate di George Foreman, le fasce di Primo Carnera (due lenzuoli, in pratica) e un sospensorio mummificato di Achille, l'eroe dell'antichità omerica. Un compagno di botte mi ha anche giurato di vederlo muoversi, a tempo, mentre il Sensei scandisce gli ordini e li enumera con ICHI - NI - SAN - SHI - GO - ROKU - SHICHI - HACHI - KU - JU!!

La luce del parcheggio.
Se esiste un algoritmo che ne regola l'accensione e lo spegnimento, vi prego di farmelo sapere, lo potremmo vendere a Google e con gli interessi comprare delle torce autoalimentate.

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Martedì, il Dojo, mi mancherà.