Domanda: "Come si chiama quella cosa che ti succede quando senti di non essere concentrato e cerchi di radunare tutte le tue forze per eseguire correttamente le tecniche e i comandi, e nonostante ciò continui a sbagliare e senti di aver fallito nonostante l'impegno proprio per colpa di una cattiva concentrazione unita ad una mediocre reattività fisica?"
Risposta: "L'allenamento di ieri sera."
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Friday, February 19, 2010
Sunday, February 14, 2010
Tante Scuse
Siamo stati creati (dalle divinità o dalle condizioni mutevoli dell'universo, a seconda dei propri orientamenti) per crescere, riprodursi ed inventare scuse. Nonostante l'esperienza, l'educazione, la cultura, l'ambiente ed altri fattori che mescolano continuamente le nostre ragioni d'essere, continuiamo a portare con noi la nostra Knowledge Base delle scuse alla quale attingere per rimandare il momento della verità, sia esso un allenamento, un esame, un momento di introspezione, una visita alla suocera, il colloquio con il capo, un incontro con un cliente, un incontro con un fornitore, un incontro fugace e dispendioso con il commercialista.
La vita ci mostra, tutti i giorni, che ci sono persone che lottano per avere quello che noi diamo per garantito. A volte non ci accorgiamo di queste persone, troppo occupati con la testa persa nei nostri pensieri piccoli. A volte la vita ci comunica direttamente quanto è dura la lotta per avere un giorno in più, un colloquio in più, una visita in più, un'occasione in più. Una lotta per un pezzettino di vita in più.
Pensando proprio a questo ed in particolare a queste persone, in mezzo a questa notte insonne, ecco le domande: perché non iniziare a costruire l'archivio delle scuse che, rilette il giorno dopo, ci fa sentire piccoli come i nostri pensieri? E quali sono le classiche scuse interiori per evitare (esempio a caso) un allenamento già programmato?
"No, perché oggi piove e non si trova parcheggio".
"No, perché non mi sento al 100% [un classico]".
"No, recupererò la prossima volta".
"No, con l'occasione mi compro delle nuove scarpe da training".
"No, è troppo freddo."
"No, è troppo caldo."
"No, oggi proprio non ce la faccio".
"No, mi fa male il/la [inserire parte del corpo]".
"No, se mi alleno oggi sento che mi farò male".
"No, tanto stasera mangerò poco".
"No, l'ho già fatto ieri".
"No, ci andrò domani".
"No, ho l'iPod scarico".
"No, ho l'iPod carico ma la musica non va bene".
"No, non ho l'iPod".
"No, non mi va".
"No, mi andrebbe ma non ho tempo":
"No, mi andrebbe ma sono stanco di testa [sic]".
"No, domani avrò una giornata faticosa".
"No, ho gli indumenti da training da lavare".
"No, ho gli indumenti da training da stirare".
"No, questa settimana mi sono già allenato n volte [n da 1 a 6]".
"No, e mica sono un professionista!".
"No, non ho rinnovato l'abbonamento e se mi beccano mi scotennano".
"No, ho sonno."
"No, ho troppa voglia di allenarmi e quindi meglio aspettare [!]".
...
Le combinazioni sono infinite, e tutte sbagliate. Propongo la compilazione di una EKB (Excuses Knowledge Base) liberamente consultabile ed aggiornabile via web. Ogni buona scusa sarà inserita nelle migliori dell'anno, che saranno rilegate in libro hard-cover (niente di erotico, per quello ci sono altre categorie di scuse) e distribuito da Fanfaroni Editore.
Meglio andare a dormire. Alle deità dei combattimenti e degli arti doloranti piacendo, domani ci si allena.
La vita ci mostra, tutti i giorni, che ci sono persone che lottano per avere quello che noi diamo per garantito. A volte non ci accorgiamo di queste persone, troppo occupati con la testa persa nei nostri pensieri piccoli. A volte la vita ci comunica direttamente quanto è dura la lotta per avere un giorno in più, un colloquio in più, una visita in più, un'occasione in più. Una lotta per un pezzettino di vita in più.
Pensando proprio a questo ed in particolare a queste persone, in mezzo a questa notte insonne, ecco le domande: perché non iniziare a costruire l'archivio delle scuse che, rilette il giorno dopo, ci fa sentire piccoli come i nostri pensieri? E quali sono le classiche scuse interiori per evitare (esempio a caso) un allenamento già programmato?
"No, perché oggi piove e non si trova parcheggio".
"No, perché non mi sento al 100% [un classico]".
"No, recupererò la prossima volta".
"No, con l'occasione mi compro delle nuove scarpe da training".
"No, è troppo freddo."
"No, è troppo caldo."
"No, oggi proprio non ce la faccio".
"No, mi fa male il/la [inserire parte del corpo]".
"No, se mi alleno oggi sento che mi farò male".
"No, tanto stasera mangerò poco".
"No, l'ho già fatto ieri".
"No, ci andrò domani".
"No, ho l'iPod scarico".
"No, ho l'iPod carico ma la musica non va bene".
"No, non ho l'iPod".
"No, non mi va".
"No, mi andrebbe ma non ho tempo":
"No, mi andrebbe ma sono stanco di testa [sic]".
"No, domani avrò una giornata faticosa".
"No, ho gli indumenti da training da lavare".
"No, ho gli indumenti da training da stirare".
"No, questa settimana mi sono già allenato n volte [n da 1 a 6]".
"No, e mica sono un professionista!".
"No, non ho rinnovato l'abbonamento e se mi beccano mi scotennano".
"No, ho sonno."
"No, ho troppa voglia di allenarmi e quindi meglio aspettare [!]".
...
Le combinazioni sono infinite, e tutte sbagliate. Propongo la compilazione di una EKB (Excuses Knowledge Base) liberamente consultabile ed aggiornabile via web. Ogni buona scusa sarà inserita nelle migliori dell'anno, che saranno rilegate in libro hard-cover (niente di erotico, per quello ci sono altre categorie di scuse) e distribuito da Fanfaroni Editore.
Meglio andare a dormire. Alle deità dei combattimenti e degli arti doloranti piacendo, domani ci si allena.
Friday, February 12, 2010
Cose da ricordare
Francesco che non può allenarsi.
Francesco che viene lo stesso nel Dojo.
Francesco e il suo sguardo mentre gli altri si allenano.
Il Sensei che ti chiama sul ring.
Il Sensei che ti insegna qualcosa sul ring.
Il Sensei che ti lascia uscire dal ring con le tue gambe.
Gli agonisti che iniziano il loro allenamento.
Gli agonisti che finiscono il loro allenamento.
Gli agonisti che rimangono anche al nostro turno.
Mark, l'Inglese, che si allenava da noi.
Mark, l'Inglese, che secondo me capiva l'italiano.
Mark, l'Inglese, abbracciato dal gruppo quando è andato via.
Il Dojo, quando arrivi, che sembra come casa di amico.
Il Dojo, quando ti alleni, che sembra più piccolo.
Il Dojo, quando vai via, che sembra immobile.
Il giorno dopo, che le vecchie ferite ritornano.
Il giorno dopo, che è comunque un regalo.
Il giorno dopo, perchè domani sarai lì, di nuovo.
Francesco che viene lo stesso nel Dojo.
Francesco e il suo sguardo mentre gli altri si allenano.
Il Sensei che ti chiama sul ring.
Il Sensei che ti insegna qualcosa sul ring.
Il Sensei che ti lascia uscire dal ring con le tue gambe.
Gli agonisti che iniziano il loro allenamento.
Gli agonisti che finiscono il loro allenamento.
Gli agonisti che rimangono anche al nostro turno.
Mark, l'Inglese, che si allenava da noi.
Mark, l'Inglese, che secondo me capiva l'italiano.
Mark, l'Inglese, abbracciato dal gruppo quando è andato via.
Il Dojo, quando arrivi, che sembra come casa di amico.
Il Dojo, quando ti alleni, che sembra più piccolo.
Il Dojo, quando vai via, che sembra immobile.
Il giorno dopo, che le vecchie ferite ritornano.
Il giorno dopo, che è comunque un regalo.
Il giorno dopo, perchè domani sarai lì, di nuovo.
Sunday, November 22, 2009
Tre Riflessioni.
L'ultima toccatina del Maestro al muscolo vasto laterale Destro (...lo giuro, oggi le rime sono inconsapevoli: cercherò di disattivarle ascoltando più volte le interviste di Aldo Biscardi) in risposta ad una mia fallacia posturale mi ha fatto pensare agli errori più comuni che continuo a propinare al sacco o al compagno di botte. Riesco ancora a camminare, e quindi la toccatina era solo un segnalibro temporaneo, come un foglietto bianco da portare a casa e rileggere con calma. Rabbrividisco al pensiero di ricevere un foglietto giallo. E spero di non prendere mai quello rosso, debbo lavorare ancora qualche decennio - per me e la Provinciali.com - quasi sempre fuori casa, con deambulazione come requisito funzionale obbligatorio.
Continuo ad andare fuori tema, sindrome del Dottor Divago.
Dicevamo, gli errori più comuni mi portano a qualche riflessione.
L'immagine nella mente.
Chiamata anche stereotipo (e utilizzata quasi sempre in connotazione negativa), serve a richiamare la tecnica da utilizzare in maniera pulita, precisa, corretta. La tecnica deve essere già precisa nella mente. Pensarla bene non equivale (almeno per me) ad eseguirla bene, ma è un buon inizio. Pensarla male o non pensarla affatto equivale (non solo per me) ad eseguirla male. Una buona immagine che corrisponde ad una buona tecnica richiederà le tre T: Tempo, Tenacia, Tirocinio.
Fretta nell'esecuzione.
Un errore che continuo a commettere e che evidentemente devo curare di più. Un'esecuzione non curata e non derivata dall'immagine nella mente (vedi sopra) tende ad essere frettolosa. E la fretta, nel mondo, non corrisponde alla velocità. La velocità è altra cosa.
Sconfiggere la fretta significa impiegare le tre C: Concentrazione, Costanza, Controllo.
Le fondamenta.
E' difficile accumulare esperienza, movimenti, memoria neuromuscolare se non si curano le basi. Come spesso (sempre) ripete il Sensei, le basi sono le fondamenta su cui costruiamo figure, tecniche e strategie complesse. In questo momento sono uno studente che sta imparando costrutti molto semplici (fase di lallazione), vedo alcuni degli allievi che già parlottano ed altri che si permettono discorsi lunghi ed articolati. Vedendo gli altri posso imparare di più, ma non più velocemente: debbo completare le vocali. Avere buone fondamenta significa aver capito altre tre lettere, che lascerò decidere a Te, caro lettore.
Io debbo ancora scoprire le mie. :-)
Continuo ad andare fuori tema, sindrome del Dottor Divago.
Dicevamo, gli errori più comuni mi portano a qualche riflessione.
L'immagine nella mente.
Chiamata anche stereotipo (e utilizzata quasi sempre in connotazione negativa), serve a richiamare la tecnica da utilizzare in maniera pulita, precisa, corretta. La tecnica deve essere già precisa nella mente. Pensarla bene non equivale (almeno per me) ad eseguirla bene, ma è un buon inizio. Pensarla male o non pensarla affatto equivale (non solo per me) ad eseguirla male. Una buona immagine che corrisponde ad una buona tecnica richiederà le tre T: Tempo, Tenacia, Tirocinio.
Fretta nell'esecuzione.
Un errore che continuo a commettere e che evidentemente devo curare di più. Un'esecuzione non curata e non derivata dall'immagine nella mente (vedi sopra) tende ad essere frettolosa. E la fretta, nel mondo, non corrisponde alla velocità. La velocità è altra cosa.
Sconfiggere la fretta significa impiegare le tre C: Concentrazione, Costanza, Controllo.
Le fondamenta.
E' difficile accumulare esperienza, movimenti, memoria neuromuscolare se non si curano le basi. Come spesso (sempre) ripete il Sensei, le basi sono le fondamenta su cui costruiamo figure, tecniche e strategie complesse. In questo momento sono uno studente che sta imparando costrutti molto semplici (fase di lallazione), vedo alcuni degli allievi che già parlottano ed altri che si permettono discorsi lunghi ed articolati. Vedendo gli altri posso imparare di più, ma non più velocemente: debbo completare le vocali. Avere buone fondamenta significa aver capito altre tre lettere, che lascerò decidere a Te, caro lettore.
Io debbo ancora scoprire le mie. :-)
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