Ho pensato a mille - e non più di mille - modi per scrivere un post adeguato ad un clima agrodolce di festa (dolce per il clima festoso, acre per la fine di un ciclo), come il termine di un anno accademico Shinseikai. Ed ogni singolo modo non mi sembra appropriato.
Pensavo al modo "Forrest Gump". Il Sensei continua a correre, noi corriamo dietro lui. Il Sensei si ferma, noi ci fermiamo. Il Sensei dice: "Sono un po' stanchino, penso che me ne tornerò a casa". Noi diciamo: "E cosa facciamo adesso?".
Pensavo al modo "2001". Una scimmia antropomorfa si accorge dell'esistenza di un monolito nero, si avvicina cauta, lo tocca, e dopo un cambio repentino di inquadratura si trasforma in uno studente di Karate completo di Karategi, Obi, paratibie e guantoni.
Pensavo al modo "Odissea". Il Sensei lascia il Dojo per lidi sconosciuti, viene trattenuto per 30 giorni dai capricci degli dei, ritorna nel Dojo per vederlo inaspettatamente pulito, ordinato, con tutti gli armadietti funzionanti e le docce biancosplendenti come in un hotel di Stoccolma a 5 stelle.
Pensavo al modo "Conte di Montecristo". Il Sensei viene esiliato da individui oscuri, che prendono il possesso del Dojo a fini televisivo-pubblicitari (documentari sugli effetti del Karate nella terza età). Sotto mentite spoglie, il Sensei ritorna al Dojo presentandosi come il Conte Calippo Filà e si vendica propinando due calcetti a ciascun cattivo, riuscendo a riappropriarsi del Dojo e ricominciando le regolari lezioni.
Vedete, ogni modo è sbagliato. L'errore, probabilmente, è compararlo con altre esperienze del passato, cercando le possibili analogie e le ovvie differenze.
Occorre, invece, far tesoro delle nuove esperienze, ricordarne i punti difficili, quelli comici (ridere di noi stessi è quello che ci distingue dalle amebe) e - per i più fortunati - la serenità interiore che ne può derivare.
Personalmente ho tentato di seguire un tracciato attraverso un blog, strumento moderno, di semplice accesso e di altrettanto banale composizione, con risultati alterni. Non ho riletto i post, forse un giorno lo farò.
Il Dojo mi mancherà, il blog mi mancherà. Ogni fine ha un suo inizio, e quindi questo è un post di un nuovo inizio. Vedremo cosa ci riserverà il percorso che - da bipedi - ci è stato assegnato dalle mutevoli condizioni dell'universo. E, come per ogni rappresentazione teatrale (tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne son soltanto degli attori, che hanno le loro uscite e le loro entrate), vi invito alla regola aurea suggerita dal capocomico, dopo gli applausi finali, all'audience che sta lentamente uscendo dal teatro: "Se vi è piaciuto ditelo, se non vi è piaciuto tenetelo per voi".
Arrivederci, OSU!
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Wednesday, June 23, 2010
Friday, September 18, 2009
The Sixth Sense
Ogni allenamento nel Dojo è una ricchezza, è una enciclopedia che non riesco a leggere interamente, è un regalo che non vedo l'ora di scartare.
L'allenamento nella mia solita palestra, invece, non ha più lo stesso sapore di prima.
Se potessi utilizzare dei segnalibro, virtuali, sulla lezione di giovedì, li porrei sui seguenti capitoli:
- Il ritorno in guardia. Colpire con tutto il corpo deve lasciar posto all'agilità del ritorno in guardia nel più breve tempo possibile, per far scattare la prossima sequenza. Allo stesso modo, la difesa da un colpo deve lasciar posto ad un possibile attacco. Tutte le tecniche che ho visto finora (poche) partono comunque da un'ottima posizione di guardia, che permette di difendere ed attaccare con eguale velocità. Guardia sciolta, non rigida!
- Lo spirito del Dojo. La perdita di sapidità dei normali allenamenti (li chiamerei allineamenti anziché allenamenti) è scoprire che nel Dojo hai tante persone che ti aiutano, anche quando ti fanno male. Ti aiuta il Sensei (il Maestro). Ti aiutano i tuoi compagni di sudore quando ti incitano a fare meglio e dare tutto te stesso. E, grazie a tutti questi stimoli, ti aiuti anche un po' da solo.
Gli allenamenti in palestra, da solo, non saranno più gli stessi.
Thursday, September 3, 2009
Day Zero (+2)
Inizio questo blog con due giorni di ritardo, anche dovuti alla valutazione dell'opportunità di trasferire le prime impressioni, le sensazioni ed i pensieri su carta (o equivalente fotonico) relativi all'UPA (Ultima Pazza Avventura). Parte di me nutre ancora qualche sano dubbio sulla riuscita di questa iniziativa, mentre l'altra parte sfrigola, sogghigna, sbuffa e saltella in attesa dell'allenamento di stasera.
[Stacco - Flashback Martedì 1° Settembre, 2009]
(Ben) consigliato dal Sensei (il maestro, un collega di cui ho stima) e da un recente discepolo (altro collega, eguale stima) mi presento, inerme-implume-imbelle, all'inizio dell'anno accademico 2009-2010 Shinseikai Karate (Full Contact) per la prima lezione.
Non so nulla di questa disciplina, ho solo le sincere e passionali informazioni del discepolo e qualche indizio che il Sensei mi regala lasciando a me la decisione di provare ed eventualmente di partecipare al corso aperto a tutti.
Arrivo quando gli agonisti svolgono l'allenamento, e faccio di tutto per non farmi vedere, riuscendoci benissimo (la sopravvivenza è l'istinto chiave nei bipedi basati su carbonio). I minuti passano veloci, mi vesto (non sono richieste le protezioni, almeno per le prime volte) ed in breve arriva il momento cruciale (speravo che l'attesa durasse un po' di più).
Non ricordo di aver avuto una esperienza simile in vita mia. La prima parte, mi viene spiegato, è riscaldamento dinamico, che equivale, per se, ad un abbondante allenamento a base di movimenti, flessioni, estensioni di membra, muscoli, legamenti e parti del corpo che - lo confesso - non ho mai utilizzato.
La seconda parte è dedicata alla tecnica, di cui non conosco i rudimenti (non ho mai combattuto nè praticato arti marziali) e che mi vedono goffo, lento e fuori tempo.
Verso la fine perdo lucidità, qualcuno (credo il Sensei) chiama la fine della lezione e riesco, dopo il saluto al maestro, a strisciare fino agli spogliatoi della palestra. Grazie a Santa Pupa, protettrice dei bambini, degli inetti e dei Noobs riesco a comandare nel giusto ordine le leve dell'autovettura, fermarmi al sushi-bar viciniore e mangiare tekka maki e sashimi, reso radioattivo da quantità di wasabi bastanti per l'intero Decumano Est.
Camminando piano piano, con piedi sottoposti a fucilazione preventiva da vesciche opportunamente formatesi durante il training, riesco anche a comprare la Connettivina e bende in una farmacia notturna vicino casa.
E' ora di dormire.
[Stacco - Flashforward Mercoledì 3 Settembre, 2009]
Dopo 36 ore dal primo allenamento, devo ridefinire il concetto di essere in forma. Non riesco ad alzarmi dal letto, il mio camminare, intervallato da lamenti molto poco Yoga, è il giusto mezzo tra Robocop e uno strafatto alcolico. Dove i tendini non causano dolore, ci pensano le vesciche. Ancora devo iniziare il mio percorso, ma la 'presentazione' di quello che mi aspetta non sembra affatto male :-). Voglio continuare, se il corpo me lo permette.
Mentre mi vesto a velocità bradipo, mi salta in mente di registrare queste sensazioni su di un blog. Non per altri, ma per me. Non voglio scordarle.
E mi ripeto: spero di poter imparare molto. Sugli altri, su di me, su quanto sia necessario ed inevitabile continuare ad apprendere, in qualsiasi punto della propria vita. Imparare e ridefinire la pazienza, la perseveranza, la voglia di superare se stessi.
E stasera si continua: 押忍 !!
Grazie, Sensei, e grazie a Dario.
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