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Friday, December 18, 2009

Moving Target

La Senpai-Lezione di ieri mi ha fatto riflettere sul concetto di bersaglio in movimento. Colpire qualsiasi cosa (e nel nostro caso, centrare l'obiettivo) è più difficile quando il bersaglio è semovente. Il mio compagno di botte (Arduino il Bianco), alla fine di una lezione centrata sulle basi, sulle combinazioni, sui kihon, e sulla ripetizione di figure che devono necessariamente diventare parte del nostro DNA, mi ha detto una frase che è rimbalzata più volte nelle mie (molte) cavità cerebrali acquisendo, ad ogni rimbalzo, nuovo significato.
La frase riguardava l'esecuzione delle tecniche, specialmente quelle in combinazione, che dovevano essere eseguite con calma e precisione.

"Dovremmo eseguirle al rallentatore".

In quel momento ho realizzato, proprio alla fine della lezione, che il mio approccio era stato esattamente l'inverso. Ed ho pensato, come spesso mi succede nel Dojo, ad una metafora adatta ad essere scritta e raccontata su web.
Il bersaglio in movimento.
Il bersaglio è la tecnica da eseguire correttamente, in maniera pulita. Il movimento è causato da più ragioni: dalla (mia) incapacità di sfruttare la finestra temporale costituita dallo studio delle tecniche (dai 20 ai 30 minuti), dall'errata percezione che questa finestra temporale è inadeguata per ripetere i movimenti e le tecniche in maniera coerente alla loro memorizzazione, dall'ansia da prestazione, da una postura rigida. E chissà quali altre.
In particolare, sento di avere poco tempo, e ciò si tramuta in una sensazione di fretta. Esegui in fretta, così sei in grado di ripetere di più a parità di tempo.
Sbagliato.
Ripetere aiuta - i latini avevano ragione. Ripetere in fretta, però, anche con un numero maggiore di tecniche nella stessa unità di tempo, non ha aggiunto alcun valore all'immagine nella mente che dobbiamo creare per ogni movimento.
Può sembrare banale, ma non lo è, considerando che ad ogni inizio di lezione mi ripeto costantemente questi concetti, scandendoli precisamente, con la suprema intenzione di applicarli correttamente. Ripasso mentalmente, mi convinco, mi preparo, agisco.
Paff.
Non funziona. I movimenti si accavallano, diventano più confusi, si avvicina il Senpai, o l'allievo anziano, e mi illustra la mia rigidità o l'errore dovuto alla non pienezza della tecnica.

Il bersaglio in movimento.  Me ne ricorderò. Ricorderò anche che lungo il corso dell'apprendimento di questa disciplina, credo, il bersaglio sarà sempre in movimento.
Più pratico lo Shinseikai e più lo Shinseikai assomiglia molto alla vita.

Wednesday, October 21, 2009

Leggere attentamente le istruzioni prima dell'uso...

La lezione di ieri - la diciottesima - mi ha fatto capire diverse cose importanti. O forse, le ha fatte levitare dallo strato di cognizione allo strato di convinzione. O forse, ne ero già convinto, ma vederle - e soprattutto sentirle fisicamente - ne ha amplificato la verità.
Le tecniche di difesa personale che il Sensei ci ha mostrato possono essere - letteralmente - armi micidiali.

Leve, proiezioni, ostruzioni delle vie respiratorie tramite compressione del collo, e le loro eventuali combinazioni, debbono essere evitate a tutti i costi. La disciplina, in tal senso, ci obbliga - fortunatamente - alla comprensione dell'etica che è applicata alla conoscenza ed alla pratica di queste tecniche. Credo anche che il discorso possa essere esteso all'intera arte del combattimento, e non solo alla difesa personale.  L'utilizzo può essere solamente applicato in casi di eccezionale gravità. In effetti, rabbrividisco al solo pensiero che tali armi possano cadere nelle mani sbagliate (o, in questo caso, nella testa sbagliata) - ma, di fatto, nulla può impedirlo.

Quello che possiamo fare è ascoltare il consiglio del Sensei, molto semplice e diretto: la disciplina è tutto, ed è quello che ci distingue dagli altri. Con la disciplina, la costanza, la pratica (ed il sudore associato, in ettolitri) è inevitabile acquisire l'etica necessaria a renderci più forti non usando quel che porta distruzione.

Wednesday, October 14, 2009

Il Signore dell'Anello

Ehilà, mondo. Ottima lezione, ieri sera. 
Inizio a non preoccuparmi più del numero della lezione, ma di cosa riuscirò a portare a casa (corpo incluso). 
L'ambiente del luogo-dove-si-insegna-la-via incoraggia l'apprendimento esponenziale, e la lezione di ieri sera ne è stato un esempio calzante. Ogni studio di tecniche effettuato con gli allievi più anziani (i "colorati") ti insegna differenti movimenti e differenti modi di pensare, che riutilizzerai subito dopo.


Ed ora le (auto) critiche.
(voce del Sensei: Dai Dai Dai Dai Dai! Non cedere!)
Non riesco ancora ad eseguire gli esercizi di riscaldamento in maniera piena e completa, e questo mi frustra un po'... Credo che il connubio tra corpo e mente sia una relazione difficile e piena di litigi. Deve, comunque, essere funzionante e ben oliata in uno sport come questo, dove la catena pensiero-azione-pensiero-pensiero è importante (credo) tanto quanto la catena cinetica.
(voce del Sensei: Sciolto!)
Sono ancora rigido. Il ripasso delle tecniche con i colorati  serve per impostare la precisione dei movimenti e - fortunatamente - per evidenziare gli errori. La mia non-scioltezza è evidente, e mi è stata fatta notare in tutte le occasioni. Ci devo lavorare sopra.


Ieri sera ho anche avuto l'onore di vedere il Sensei in azione, sul ring. Il Signore dell'Anello. Il Sensei cambia forma e sguardo, quando è sul palco del combattimento. Il malcapitato avversario può accorgersi che i suoi occhi diventano neri, anche senza cambiare colore, mentre porta i colpi - completamente attutiti, in versione Demo - che arrivano senza l'attrito dell'inesperienza.
Ieri sera, quel malcapitato ero io, e ... spero succeda spesso. :-)
Dai Dai Dai Dai Dai, manca un solo giorno a giovedì.

Saturday, September 26, 2009

L'abbecedario - Parte 1.

Sorvolo sull'allineamento di stamattina, sono riuscito a correre ma non come avrei voluto, persino con la migliore musica del mondo in cuffia. Mancava la spinta che proviene da dentro.
Indi, cercherò di rendere questo Sabato più produttivo ripassando i nomi delle tecniche che ho visto fino ad ora, bellamente copiate dal Superbo Sito Shinseikai del Severo Saggio Sensei (troppe s?).

Oi Tsuki - Diretto
Gyaku Tsuki - Pugno opposto
Shita Tsuki - Piccolo montante
Kagi Tsuki - Gancio

Mawashi Geri Gedan - Calcio basso
Mawashi Geri Chudan - Calcio medio
Mawashi Geri Jodan - Calcio alto

Nelle foto, ipercliccabili come links, quello che le dà è il maestro e quello che le prende è l'allievo - metafora della vita, come è giusto che sia.

Dopo il fugace ma intenso incontro di giovedì con il pavimento, la mano sta migliorando, e sto riscoprendo il vantaggio del pollice opponibile: farsi la barba, allacciarsi le scarpe, effettuare la minzione (in gergo tecnico si dice così) con la mano desiderata sembra un miracolo continuo.
Per aspera ad astra.

Friday, September 25, 2009

Pieces of Eight

Come scrivevo sulla SocioRetePortinaia (Facebook), mai litigare con il pavimento. E' come un soffitto, ma ha la cattiva abitudine di attirare i corpi (solidi, liquidi e umani) verso di sè a velocità sorprendente. Ieri sera ho sfidato il pavimento del Dojo ad una gara di velocità e ho perso per KO tecnico. La lezione che ne traggo, e che mi è stata doviziosamente spiegata dal Sensei e poi, en garde, sussurrata dal mio compagno di botte (Ivano), è la seguente:

  • Le tecniche debbono essere apprese per gradi (se no, a cosa servono gli allenamenti?).
  • Non bisogna avere fretta.
  • Le tecniche debbono essere precise.
  • Un buon percorso per ottenere la precisione passa per lo studio dei movimenti, poi per lo studio della velocità, ed infine per lo studio della forza. Cercare velocità e forza senza studiare attentamente e con costanza la correttezza dei movimenti e la coordinazione necessaria significa (nei casi migliori) finire sul pavimento o (nei casi peggiori) finire sul pavimento a causa di qualcuno.
Una frase, in particolare, mi ritorna in mente: "La forza reale nasce dalla modestia". E, sinceramente, nel mio Dojo riesco proprio a percepirla, questa forza.
:-)