Perché credo sia giusto.
Perché nella mia vita non ho mai corso abbastanza.
Perché se corro non rischio di addormentare la mia coscienza.
Perché vorrei correre meglio.
Perché se non corro io lo farà qualcun altro.
Perché qualcun altro non potrà mai farlo.
Perché mi è stato dato un esempio, e lo vorrei dare ai miei figli.
Perché quando corri non parli, corri e basta.
Perché quando corri, devi pensare, e tenere la mente lucida.
Perché, se non corri, qualcuno può incazzarsi.
Perché, se non corri, ti puoi incazzare tu.
Perché correndo non sfidi solo qualcun altro, sfidi anche te stesso.
Perché le promesse vanno mantenute, e correre è una promessa.
Perché correndo si impara.
Perché quando un amico, mentre corri, ti da una pacca sulla spalla, corri di più.
Perché quando un nemico, mentre corri, ti fa inciampare, corri di più.
Perché quando si corre siamo un po' tutti nella stessa barca.
Perché quando si corre si dicono meno corbellerie.
Perché se tutti corressero - forse - ci sarebbero meno problemi.
Perché dopo un po' la fatica inizia a farsi sentire.
Perché quella fatica è il tuo prossimo ostacolo da superare.
Perché mi piacerebbe correre da solo, dove non c'è anima viva.
Perché mi piacerebbe correre tutti insieme, e sentire anche la fatica degli altri.
Perché finita una corsa, ce n'è subito un'altra.
Perché dopo che ho corso, i post sul mio blog sono accessori non originali.
Perché, quando corri, tutto il resto è lontano.
Perché, quando corri, tutto il resto non è lontano abbastanza.
Perché per correre non devi essere un genio, devi correre e basta.
Perché gli amici corrono, i nemici corrono, e gli altri non stanno a guardare.
Perché correndo c'è un singolo, memorabile attimo in cui sconfiggi la gravità.
Perché correndo - alle volte - ci si commuove.
Perché correndo - alle volte - ti senti veramente di dover iniziare daccapo.
Perché correre ti fa scappare più in fretta in caso di pericolo.
Perché correre è un altro giorno, e un altro giorno è sempre un miracolo.
Perché la corsa serve anche a sgonfiare i palloni gonfiati.
...
...
...
Perché correre è la metafora perfetta.
Grazie a chi ci insegna - ogni volta - a correre un po' di più, e meglio.
Saturday, October 31, 2009
Saturday, October 24, 2009
Folklore
Nulla mi fa sogghignare di più di alcune caratteristiche che, ogni martedì-giovedì-avoltesabato, ritrovo con con simpatia e con rinnovato rispetto nelle stanze del luogo-dove-si-segue-la-via.
Lo spogliatoio.
Immaginate uno spazio vitale di 25 m² (o meno) occupato da 40 persone che hanno con sé borse la cui capienza è misurabile in ettolitri contenenti karategi cinta guantoni paratibie paradenti scarpette fasce cavigliere, materiale da doccia (vedi sotto) e da asciugo post bellico. Il risultato è il tipico effetto farfalla (teoria del caos): un battito di ciglia di Mattia giù in fondo provoca una leva con proiezione a me - povero bianco inesperto - che sono dall'altra parte. Molto di questo materiale da combattimento viene poi perso o abbandonato da crudeli padroni, e non di rado è possibile vedere qualche fascia Leone del 1976 scappare via veloce per evitare la tortura del cesto degli orrori (vedi sotto).
Le docce.
Chiamarle docce è - secondo me - improprio. Trattasi di dispositivi di erogazione casuale di acqua, pensati, disegnati, installati e resi operativi attraverso una rigida logica booleana. La doccia eroga, o non eroga. Eroga acqua in ebollizione, o acqua proveniente da Capo Nord, e spesso combinazioni veloci tra le due. Ho visto più di una volta persone Shinseikai, e quindi abituate a superare costantemente i propri limiti fisici e mentali, avvicinarsi timorose e riverenti prima di entrare nelle cabine della sorpresa (definizione più appropriata, non sai mai cosa può capitarti).
Il pavimento dello spogliatoio.
Visto il comportamento delle cabine della sorpresa, provate ad immaginare le condizioni del pavimento dello spogliatoio. Sono presenti, in pratica, tutte le sedimentazioni e tipologie di terreno esistenti al mondo, dal desertico al limaccioso, dal pluviale al montano.
Abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di geologi per conto di università prestigiose (Oxford, Frascati) al fine di analizzare e studiare i vari compound nel corso del tempo, ma per il bene del Dojo e dell'attività Shinseikai sono passate tutte in second'ordine.
Ogni oggetto che cade in preda al rigore gravitazionale trasforma la faccia del proprietario dall'inaspettato all'orrorifico, il tutto in un istante. Una volta toccato il pavimento, non c'è molta scelta: disinfezione nucleare o cesto degli orrori.
Il cesto degli orrori.
E' lì. Sempre presente. Sempre pieno. Ti guarda dal basso verso l'alto con aria di sfida e di (vera e propria) intoccabilità. Qualcuno mi ha sussurrato, prima dell'inizio delle lezioni, che tra i vari strati di reperti pare ci siano magliette ancora sudate di George Foreman, le fasce di Primo Carnera (due lenzuoli, in pratica) e un sospensorio mummificato di Achille, l'eroe dell'antichità omerica. Un compagno di botte mi ha anche giurato di vederlo muoversi, a tempo, mentre il Sensei scandisce gli ordini e li enumera con ICHI - NI - SAN - SHI - GO - ROKU - SHICHI - HACHI - KU - JU!!
La luce del parcheggio.
Se esiste un algoritmo che ne regola l'accensione e lo spegnimento, vi prego di farmelo sapere, lo potremmo vendere a Google e con gli interessi comprare delle torce autoalimentate.
...
...
...
Martedì, il Dojo, mi mancherà.
Lo spogliatoio.
Immaginate uno spazio vitale di 25 m² (o meno) occupato da 40 persone che hanno con sé borse la cui capienza è misurabile in ettolitri contenenti karategi cinta guantoni paratibie paradenti scarpette fasce cavigliere, materiale da doccia (vedi sotto) e da asciugo post bellico. Il risultato è il tipico effetto farfalla (teoria del caos): un battito di ciglia di Mattia giù in fondo provoca una leva con proiezione a me - povero bianco inesperto - che sono dall'altra parte. Molto di questo materiale da combattimento viene poi perso o abbandonato da crudeli padroni, e non di rado è possibile vedere qualche fascia Leone del 1976 scappare via veloce per evitare la tortura del cesto degli orrori (vedi sotto).
Le docce.
Chiamarle docce è - secondo me - improprio. Trattasi di dispositivi di erogazione casuale di acqua, pensati, disegnati, installati e resi operativi attraverso una rigida logica booleana. La doccia eroga, o non eroga. Eroga acqua in ebollizione, o acqua proveniente da Capo Nord, e spesso combinazioni veloci tra le due. Ho visto più di una volta persone Shinseikai, e quindi abituate a superare costantemente i propri limiti fisici e mentali, avvicinarsi timorose e riverenti prima di entrare nelle cabine della sorpresa (definizione più appropriata, non sai mai cosa può capitarti).
Il pavimento dello spogliatoio.
Visto il comportamento delle cabine della sorpresa, provate ad immaginare le condizioni del pavimento dello spogliatoio. Sono presenti, in pratica, tutte le sedimentazioni e tipologie di terreno esistenti al mondo, dal desertico al limaccioso, dal pluviale al montano.
Abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di geologi per conto di università prestigiose (Oxford, Frascati) al fine di analizzare e studiare i vari compound nel corso del tempo, ma per il bene del Dojo e dell'attività Shinseikai sono passate tutte in second'ordine.
Ogni oggetto che cade in preda al rigore gravitazionale trasforma la faccia del proprietario dall'inaspettato all'orrorifico, il tutto in un istante. Una volta toccato il pavimento, non c'è molta scelta: disinfezione nucleare o cesto degli orrori.
Il cesto degli orrori.
E' lì. Sempre presente. Sempre pieno. Ti guarda dal basso verso l'alto con aria di sfida e di (vera e propria) intoccabilità. Qualcuno mi ha sussurrato, prima dell'inizio delle lezioni, che tra i vari strati di reperti pare ci siano magliette ancora sudate di George Foreman, le fasce di Primo Carnera (due lenzuoli, in pratica) e un sospensorio mummificato di Achille, l'eroe dell'antichità omerica. Un compagno di botte mi ha anche giurato di vederlo muoversi, a tempo, mentre il Sensei scandisce gli ordini e li enumera con ICHI - NI - SAN - SHI - GO - ROKU - SHICHI - HACHI - KU - JU!!
La luce del parcheggio.
Se esiste un algoritmo che ne regola l'accensione e lo spegnimento, vi prego di farmelo sapere, lo potremmo vendere a Google e con gli interessi comprare delle torce autoalimentate.
...
...
...
Martedì, il Dojo, mi mancherà.
Wednesday, October 21, 2009
Leggere attentamente le istruzioni prima dell'uso...
La lezione di ieri - la diciottesima - mi ha fatto capire diverse cose importanti. O forse, le ha fatte levitare dallo strato di cognizione allo strato di convinzione. O forse, ne ero già convinto, ma vederle - e soprattutto sentirle fisicamente - ne ha amplificato la verità.
Le tecniche di difesa personale che il Sensei ci ha mostrato possono essere - letteralmente - armi micidiali.
Leve, proiezioni, ostruzioni delle vie respiratorie tramite compressione del collo, e le loro eventuali combinazioni, debbono essere evitate a tutti i costi. La disciplina, in tal senso, ci obbliga - fortunatamente - alla comprensione dell'etica che è applicata alla conoscenza ed alla pratica di queste tecniche. Credo anche che il discorso possa essere esteso all'intera arte del combattimento, e non solo alla difesa personale. L'utilizzo può essere solamente applicato in casi di eccezionale gravità. In effetti, rabbrividisco al solo pensiero che tali armi possano cadere nelle mani sbagliate (o, in questo caso, nella testa sbagliata) - ma, di fatto, nulla può impedirlo.
Quello che possiamo fare è ascoltare il consiglio del Sensei, molto semplice e diretto: la disciplina è tutto, ed è quello che ci distingue dagli altri. Con la disciplina, la costanza, la pratica (ed il sudore associato, in ettolitri) è inevitabile acquisire l'etica necessaria a renderci più forti non usando quel che porta distruzione.
Le tecniche di difesa personale che il Sensei ci ha mostrato possono essere - letteralmente - armi micidiali.
Leve, proiezioni, ostruzioni delle vie respiratorie tramite compressione del collo, e le loro eventuali combinazioni, debbono essere evitate a tutti i costi. La disciplina, in tal senso, ci obbliga - fortunatamente - alla comprensione dell'etica che è applicata alla conoscenza ed alla pratica di queste tecniche. Credo anche che il discorso possa essere esteso all'intera arte del combattimento, e non solo alla difesa personale. L'utilizzo può essere solamente applicato in casi di eccezionale gravità. In effetti, rabbrividisco al solo pensiero che tali armi possano cadere nelle mani sbagliate (o, in questo caso, nella testa sbagliata) - ma, di fatto, nulla può impedirlo.
Quello che possiamo fare è ascoltare il consiglio del Sensei, molto semplice e diretto: la disciplina è tutto, ed è quello che ci distingue dagli altri. Con la disciplina, la costanza, la pratica (ed il sudore associato, in ettolitri) è inevitabile acquisire l'etica necessaria a renderci più forti non usando quel che porta distruzione.
Saturday, October 17, 2009
Pubblico Ludibrio.
Ho perso la scommessa fatta con me stesso, e dopo inevitabile conciliabolo interiore sono costretto a riferire pubblicamente le mie mancanze dello scorso allenamento di giovedì come farebbe uno scolaretto delle elementari (o Bart Simpson) con il cappello da asino e dietro la lavagna (e, soprattutto, senza usare il copia-e-incolla):
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Non sono riuscito a finire il riscaldamento.
Perdere una scommessa contro se stessi fa più male che contro qualcun altro.
Immagine presa da Air Force One su Flickr.
Wednesday, October 14, 2009
Il Signore dell'Anello
Ehilà, mondo. Ottima lezione, ieri sera.
Inizio a non preoccuparmi più del numero della lezione, ma di cosa riuscirò a portare a casa (corpo incluso).
L'ambiente del luogo-dove-si-insegna-la-via incoraggia l'apprendimento esponenziale, e la lezione di ieri sera ne è stato un esempio calzante. Ogni studio di tecniche effettuato con gli allievi più anziani (i "colorati") ti insegna differenti movimenti e differenti modi di pensare, che riutilizzerai subito dopo.
Ed ora le (auto) critiche.
(voce del Sensei: Dai Dai Dai Dai Dai! Non cedere!)
Non riesco ancora ad eseguire gli esercizi di riscaldamento in maniera piena e completa, e questo mi frustra un po'... Credo che il connubio tra corpo e mente sia una relazione difficile e piena di litigi. Deve, comunque, essere funzionante e ben oliata in uno sport come questo, dove la catena pensiero-azione-pensiero-pensiero è importante (credo) tanto quanto la catena cinetica.
(voce del Sensei: Sciolto!)
Sono ancora rigido. Il ripasso delle tecniche con i colorati serve per impostare la precisione dei movimenti e - fortunatamente - per evidenziare gli errori. La mia non-scioltezza è evidente, e mi è stata fatta notare in tutte le occasioni. Ci devo lavorare sopra.
Ieri sera ho anche avuto l'onore di vedere il Sensei in azione, sul ring. Il Signore dell'Anello. Il Sensei cambia forma e sguardo, quando è sul palco del combattimento. Il malcapitato avversario può accorgersi che i suoi occhi diventano neri, anche senza cambiare colore, mentre porta i colpi - completamente attutiti, in versione Demo - che arrivano senza l'attrito dell'inesperienza.
Ieri sera, quel malcapitato ero io, e ... spero succeda spesso. :-)
Dai Dai Dai Dai Dai, manca un solo giorno a giovedì.
Inizio a non preoccuparmi più del numero della lezione, ma di cosa riuscirò a portare a casa (corpo incluso).
L'ambiente del luogo-dove-si-insegna-la-via incoraggia l'apprendimento esponenziale, e la lezione di ieri sera ne è stato un esempio calzante. Ogni studio di tecniche effettuato con gli allievi più anziani (i "colorati") ti insegna differenti movimenti e differenti modi di pensare, che riutilizzerai subito dopo.
Ed ora le (auto) critiche.
(voce del Sensei: Dai Dai Dai Dai Dai! Non cedere!)
Non riesco ancora ad eseguire gli esercizi di riscaldamento in maniera piena e completa, e questo mi frustra un po'... Credo che il connubio tra corpo e mente sia una relazione difficile e piena di litigi. Deve, comunque, essere funzionante e ben oliata in uno sport come questo, dove la catena pensiero-azione-pensiero-pensiero è importante (credo) tanto quanto la catena cinetica.
(voce del Sensei: Sciolto!)
Sono ancora rigido. Il ripasso delle tecniche con i colorati serve per impostare la precisione dei movimenti e - fortunatamente - per evidenziare gli errori. La mia non-scioltezza è evidente, e mi è stata fatta notare in tutte le occasioni. Ci devo lavorare sopra.
Ieri sera ho anche avuto l'onore di vedere il Sensei in azione, sul ring. Il Signore dell'Anello. Il Sensei cambia forma e sguardo, quando è sul palco del combattimento. Il malcapitato avversario può accorgersi che i suoi occhi diventano neri, anche senza cambiare colore, mentre porta i colpi - completamente attutiti, in versione Demo - che arrivano senza l'attrito dell'inesperienza.
Ieri sera, quel malcapitato ero io, e ... spero succeda spesso. :-)
Dai Dai Dai Dai Dai, manca un solo giorno a giovedì.
Saturday, October 10, 2009
InnerVision
[Ambiente: Casa. Poco illuminato.]
Mattina presto. Piove. La pioggia attutisce i rumori molesti delle scimmie urlatrici di quartiere, li devia, li copre, li schiaccia verso gli inferi lasciando illusione di normalità.
Apro gli occhi.
E' Sabato. Un sabato mattina di disciplina, ma diversa dalle mattine di sport a cui ero abituato.
Mi preparo. Ascolto musica, le parole e le note dei Porcupine Tree sono malinconiche ma ferme e profonde. E perfette per una mattinata di pioggia.
I movimenti sono rilassati. E' sabato. Ma sono più veloci. C'è attesa. Fermento interiore.
I numeri da uno a dieci, usati nelle ripetizioni dell'allenamento nel Dojo, continuano la loro risonanza ed io li seguo, anche se so che durante la lezione la mia mente soggiacerà alle esigenze del corpo e non riuscirò a pronunciarli. Molte proposizioni pensate lungamente prima di entrare nel Dojo, poi, evaporano, o semplicemente non riescono a manifestarsi correttamente. Erano lì, ma sono rimaste lì. Un'altra delle cose che dovrei segnare nel mio taccuino dei miglioramenti.
La tazza del mio tè preferito è ancora bollente, e guardo le evoluzioni del vapore. Una situazione vissuta tante volte - fortunatamente - ma che stamane sembra essere speciale.
"Non pensare di esserlo. Convinciti di esserlo."
[Ambiente: Dojo. Mattinata di sole dopo la pioggia.]
Alcune circostanze non mi permettono di essere esplicito come vorrei, ma l'allenamento di stamattina mi ha colpito più di altri. E, sull'intero turbine tempesta tornado tuono di emozioni che possono affiorare guardando il sincronismo di giacche bianche che sfidano ogni istante la dannazione della gravità, vorrei ricordarmene due.
Il rispetto. La dignità con cui si onora il talento e la passione. Purtroppo, l'unica insegnante valida per una materia non accademica è la vita stessa, e le sue figlie: esperienza, disciplina, costanza.
Lo sguardo. Lo sguardo della persona che insegnando trasmette ricchezza interiore è uno sguardo profondo, umile ed allo stesso tempo forte. Uno sguardo che irradia rispetto per gli altri, per se stesso, per la disciplina che ama insegnare.
Sapevo queste cose, ma ora ne sono convinto.
"Non pensare di esserlo. Convinciti di esserlo."
[Ambiente: Casa. Pensieri Post-Training.]
Continuo a scrivere post su questo blog ignorando l'inversa polarità penna/pugno.
La penna, seppur digitale, mi è familiare. E' una zona di conforto. Sono costretto a scrivere e parlare in modi diversi per motivi professionali, anche se la miglior poesia, alle volte, è il solo silenzio. Il pugno, invece, mi è sconosciuto. Dopo un mese, so a malapena che esiste. E' un black hole, denso, con velocità di fuga talmente elevata da attrarre sensazioni (e cose) non prevedibili a priori.
Rispetto, Umiltà, Dialettica penna/pugno. La lista presente nel taccuino dei miglioramenti è sempre, rigorosamente, più lunga delle attestazioni di autostima che riesco a formulare, e la dialettica penna/pugno aggiunge un'altra riga che un giorno, magari lontano, sarà barrata per far posto ad altro.
"Non pensare di esserlo. Convinciti di esserlo."
Mattina presto. Piove. La pioggia attutisce i rumori molesti delle scimmie urlatrici di quartiere, li devia, li copre, li schiaccia verso gli inferi lasciando illusione di normalità.
Apro gli occhi.
E' Sabato. Un sabato mattina di disciplina, ma diversa dalle mattine di sport a cui ero abituato.
Mi preparo. Ascolto musica, le parole e le note dei Porcupine Tree sono malinconiche ma ferme e profonde. E perfette per una mattinata di pioggia.
I movimenti sono rilassati. E' sabato. Ma sono più veloci. C'è attesa. Fermento interiore.
I numeri da uno a dieci, usati nelle ripetizioni dell'allenamento nel Dojo, continuano la loro risonanza ed io li seguo, anche se so che durante la lezione la mia mente soggiacerà alle esigenze del corpo e non riuscirò a pronunciarli. Molte proposizioni pensate lungamente prima di entrare nel Dojo, poi, evaporano, o semplicemente non riescono a manifestarsi correttamente. Erano lì, ma sono rimaste lì. Un'altra delle cose che dovrei segnare nel mio taccuino dei miglioramenti.
La tazza del mio tè preferito è ancora bollente, e guardo le evoluzioni del vapore. Una situazione vissuta tante volte - fortunatamente - ma che stamane sembra essere speciale.
"Non pensare di esserlo. Convinciti di esserlo."
[Ambiente: Dojo. Mattinata di sole dopo la pioggia.]
Alcune circostanze non mi permettono di essere esplicito come vorrei, ma l'allenamento di stamattina mi ha colpito più di altri. E, sull'intero turbine tempesta tornado tuono di emozioni che possono affiorare guardando il sincronismo di giacche bianche che sfidano ogni istante la dannazione della gravità, vorrei ricordarmene due.
Il rispetto. La dignità con cui si onora il talento e la passione. Purtroppo, l'unica insegnante valida per una materia non accademica è la vita stessa, e le sue figlie: esperienza, disciplina, costanza.
Lo sguardo. Lo sguardo della persona che insegnando trasmette ricchezza interiore è uno sguardo profondo, umile ed allo stesso tempo forte. Uno sguardo che irradia rispetto per gli altri, per se stesso, per la disciplina che ama insegnare.
Sapevo queste cose, ma ora ne sono convinto.
"Non pensare di esserlo. Convinciti di esserlo."
[Ambiente: Casa. Pensieri Post-Training.]
Continuo a scrivere post su questo blog ignorando l'inversa polarità penna/pugno.
La penna, seppur digitale, mi è familiare. E' una zona di conforto. Sono costretto a scrivere e parlare in modi diversi per motivi professionali, anche se la miglior poesia, alle volte, è il solo silenzio. Il pugno, invece, mi è sconosciuto. Dopo un mese, so a malapena che esiste. E' un black hole, denso, con velocità di fuga talmente elevata da attrarre sensazioni (e cose) non prevedibili a priori.
Rispetto, Umiltà, Dialettica penna/pugno. La lista presente nel taccuino dei miglioramenti è sempre, rigorosamente, più lunga delle attestazioni di autostima che riesco a formulare, e la dialettica penna/pugno aggiunge un'altra riga che un giorno, magari lontano, sarà barrata per far posto ad altro.
"Non pensare di esserlo. Convinciti di esserlo."
Friday, October 9, 2009
Emozioni non lineari.
[Fast Forward: Venerdì, mezzogiorno]
Sembra passata una vita dall'inizio, ma è nulla. Un solo attimo. Tredici flessioni. Tredici squat. Tredici salti. Tredici sguardi in Tredici secondi. Tredici chiacchere nello spogliatoio.
Meridiano zero, il tempo passato dalla prima lezione è infinitamente piccolo rispetto all'obiettivo che ancora debbo tracciare, e sufficientemente grande per comprendere la solitudine di chi accende una candela a buio pesto e si accorge di non vedere nulla.
Caro lettore, non ti crucciare
non intendo esser amaro
quel che scrivo forse è chiaro
per capire dove andare.
Concentrazione. Studiare imparare capire ripetere ripetere ripetere ripetere e non cedere.
Meraviglioso :-). Inizio a reagire al training del giorno precedente. Non ho bollettini di guerra che mi provengono dal corpo, oggi. E' Venerdì, e domani ci si allena.
Sono un tipo fortunato!
;-)
[Rewind: Giovedì, ventuno e trenta]
Bella lezione, la quattordici (tredici, partendo da me, lo zero).
Nelle (poche) chiacchere pre-inizio Ivano il giallo si sorprende di vedermi asciutto.
Durerà poco, gli dico.
Il riscaldamento orchestrato da Tullio inizia velocemente, con passo sostenuto. Ogni esercizio inizia in pianura, che dopo pochi secondi diventa una salita, cambia in una salita ripida, e si trasforma rapidamente in una scalata sulla facciata nord dell'Eiger. Solo con te stesso, senza ganci ne strumenti di supporto.
Il tuo peggior avversario, te stesso. Voglio sconfiggerlo, superarlo. Se hai voglia di superare te stesso avrai anche voglia di superare gli altri, un giorno - dico tra me e me.
Pochi secondi, ed è tempo della tecnica, in coppia. Difendersi per poi attaccare. Schivare, assorbire, portare l'attacco sfruttando la forza dell'altro. Il Sensei corregge con occhio critico (e benevolo), e mostra gli esempi corretti. Io rubo con gli occhi, e metto da parte.
[Fast Forward: Venerdì, sei e quarantacinque]
La sveglia urla, ma il sonno è talmente profondo che non riesce a rompere la scorza del bozzolo che la notte mi ha costruito intorno. Sento solo uno scandire ritmico che mi accompagna alla mia tazza di tè, alla doccia ed alla scatola su ruote che mi porta in ufficio. Questi suoni continuano e mi provocano un semisorriso, incomprensibile agli altri, ma perfettamente sincrono con il mio umore (stranamente) leggero di questa mattina di OttobreGiugnoA25Gradi:
"ICHI - NI - SAN - SHI - GO - ROKU - SHICHI - HACHI - KU - JU!!"
Wednesday, October 7, 2009
Shinseikai benefits.
Post breve, oggi.
A parte qualche effetto collaterale della sfera fisica (zoppia, afasia, sciatalgia, qualche altra "ia") sto mentalmente enumerando i vantaggi di una pratica costante (o quantomeno ordinata) della disciplina Shinseikai:
:-)
A parte qualche effetto collaterale della sfera fisica (zoppia, afasia, sciatalgia, qualche altra "ia") sto mentalmente enumerando i vantaggi di una pratica costante (o quantomeno ordinata) della disciplina Shinseikai:
- Lunghe dormite in modalità "Sasso Granitico" fino ad urlo della sveglia che riporta al Matrixiano mondo vero.
- Diversa percezione dell'altrui fisicità. Su questo punto, se sopravviverò, farò un post apposito.
- Agilità e resistenza a fatiche improvvise ed impreviste (ad esempio, fuga repentina da creditori o da testimoni di Geova).
- Occasionali dolori da contatto (ginocchi sbranati su gambe di tavolo, testate su appliances installate non a misura propria, cadute di oggetti pesanti su piede ad opera di colleghe d'ufficio) equivalgono a battiti d'ala di farfalla.
:-)
Tuesday, October 6, 2009
Litania del Martedì
Oh Potenti Deità della Geriatria e dell'Obsolescenza,
datemi la forza di non guardare l'orologio fino alle venti e trenta di stasera. Lo sguardo non fa accelerare le lancette.
Datemi la forza di tenere la guardia sempre alta, e gomiti stretti. Come diceva Gassmann nei Mostri di Dino Risi, "I cazzotti fanno male".
Datemi la forza di assorbire e disciogliere i Mawashi Geri Gedan, piegandomi leggermente per attutire il colpo. L'ultimo Mawashi Geri Gedan del Sensei, in versione Demo ExtraLite per Cinture-Bianche-con-Meno-di-Un-Mese-di-Esperienza, mi ha fatto rinnovare subito l'assicurazione sulla vita.
Datemi la forza di colpire con l'intero corpo, e non solo con le mie ipotrofiche membra, passando attraverso l'avversario. Ci vorranno mesi di studio e costanza, ed è necessario: l'intero corpo è più forte della singola parte.
Datemi la forza di imparare nuove tecniche, e di eseguire correttamente quelle che ho già visto: il segreto della vita è la combinazione di passione, precisione e forza interiore.
E, care Deità, vi prego. Non toglietemi la passione per quello che faccio. Meglio claudicare e sorridere che correre senza speranze.
Rispettosamente,
Gabba
Saturday, October 3, 2009
Shinseikai
Cime di nuvole e ricordi
rimpianti di anni scappati
e l'improvvisa fatica sudore sollievo
mantice in anima mai sopita
Come se l'incontro che arriverà potesse
sbiadire cancellare colpir duro
calmare guarire e dar conforto
all'inquietudine, che rimane dentro
Che lascia quest'uomo più vecchio
forse più ricco
e null'altro aspetta che un altro incontro.
Gabriele Provinciali, Sabato 3 Ottobre 2009
Friday, October 2, 2009
Power of ten
Lectio undecima, partendo da zero, e quindi capitolo dieci.
Grande lezione, ieri, che mi ha colpito per la capacità ed abilità del Senpai di percepire le esigenze degli studenti sottodotati (ai quali mi pregio di appartenere) e di adattare le spiegazioni di tecniche, movimenti e dettagli al ritmo del nostro apprendimento.
In più, gli allievi anziani ci hanno seguito con pazienza e precisione, evidenziando non solo gli errori ma anche le modalità per risolverli.
Il Dojo. Credo sia proprio questo.
Sono arrivato claudicante e con una ɐʇɹoʇs ɐʇɐızıuı ɐʇɐuɹoıƃ, la sezione destra del corpo balbettante e, soprattutto, un umore tendente al nero - perfettamente in linea con il colore che preferisco indossare al di fuori del luogo dove si segue la via.
La lezione di ieri ha cambiato tutto, e il cambiamento è vita.
Come annotavo sulla SocioRetePortinaia, oggi è venerdì (sorriso), e domani ci allena (altro sorriso). Quando sarò in grado di flettere flessuosamente le mie flaccidità senza flebile flemma e flogosi ma con fluttuante fluidità, ne farò uno, interiore, che terrò solo per me.
:-)
Grande lezione, ieri, che mi ha colpito per la capacità ed abilità del Senpai di percepire le esigenze degli studenti sottodotati (ai quali mi pregio di appartenere) e di adattare le spiegazioni di tecniche, movimenti e dettagli al ritmo del nostro apprendimento.
In più, gli allievi anziani ci hanno seguito con pazienza e precisione, evidenziando non solo gli errori ma anche le modalità per risolverli.
Il Dojo. Credo sia proprio questo.
Sono arrivato claudicante e con una ɐʇɹoʇs ɐʇɐızıuı ɐʇɐuɹoıƃ, la sezione destra del corpo balbettante e, soprattutto, un umore tendente al nero - perfettamente in linea con il colore che preferisco indossare al di fuori del luogo dove si segue la via.
La lezione di ieri ha cambiato tutto, e il cambiamento è vita.
Come annotavo sulla SocioRetePortinaia, oggi è venerdì (sorriso), e domani ci allena (altro sorriso). Quando sarò in grado di flettere flessuosamente le mie flaccidità senza flebile flemma e flogosi ma con fluttuante fluidità, ne farò uno, interiore, che terrò solo per me.
:-)
Wednesday, September 30, 2009
Nine Blacks, Nine Whites.
Evidentemente ci deve essere qualcosa sotto. Non sono un tipo da teoria dei complotti, ho sempre apprezzato la semplice verità dell'accade quel che accade e cerco (per quanto possibile) di ottenere quantità e qualità di informazioni adeguate prima di formulare qualsiasi ipotesi.
Premetto anche di non prediligere innesti (?) culturali alla Sacher-Masoch, ho un istinto di conservazione medio-alto e se vedo una rissa con scazzottata budspenceriana riesco a raggiungere, grazie alle lunghe leve, una velocità di fuga che unita alla paura mi rende praticamente sfuggevole come un capitone che per caso guarda il calendario e si accorge che è la vigilia di Natale, è in cucina e tutti lo guardano strano.
Non capisco, però, perché una parte di me - quella vestita di bianco - continua a sogghignare, fermenta, saltella, si agita, ripercorre mentalmente gli errori e le possibili soluzioni, brucia d'orgoglio mai avuto, e irride l'altra parte - quella, in genere, vestita di nero - acciaccata, claudicante, parzialmente funzionevole, con sinapsi-movimento costantemente in ritardo, e che ogni volta riscopre lo studio di una disciplina a contatto pieno e le sue implicazioni.
Bianco e Nero, quindi.
Il Bianco ha pensieri veloci come non vedo l'ora che sia giovedì e poi sabato e poi martedì e poi metto il Karategi paratibie bende guantoni in borsa e cerco su Wikipedia informazioni sugli stili e guardo filmati su YouTube e mi accorgo che esiste un universo che se tutto va bene ci vorranno cinque o sei anni prima di fare qualcosa e intanto pedalare fare flessioni assorbire cultura fare esperienza prendere calci prendere pugni correggere errori cercare movimenti poi velocità poi precisione e forza e non arrendersi perché ogni volta sarà differente e il cambiamento è vita e chi non cambia non vive e chi se ne frega del recupero e di questo periodo Joyciano senza virgole senza punteggiature in fondo lo voglio e lo farò.
[Pausa: La telecamera passa lentamente, in piano sequenza, dall'omino in Karategi e cintura bianca ad un omino vestito di nero. L'omino in Karategi rimane sfocato, sullo sfondo, e l'omino nero è inquadrato in piano americano].
Il Nero ha qualche problema con le appendici destre del corpo. La mano ancora non è al 100%. Il piede - che ieri funzionava - stamattina non si muove, causando temporanea zoppia e sensazione di inadeguatezza. Il Nero scrive lentamente. Prende le sue pause. Usa la punteggiatura per prendere fiato. Non riesce a contrastare la gravità (ed intende quella newtoniana) e aspetta che la situazione volga a suo favore. Vede il Bianco, dietro di lui, che continua a saltellare. Il Nero, per ora, può farlo solo con il sinistro.
[Dissolvenza. Primo piano sul blog].
Bene. Bianco e Nero. Mi ricorda qualcosa (Y & Y). :-)
Saturday, September 26, 2009
L'abbecedario - Parte 1.
Sorvolo sull'allineamento di stamattina, sono riuscito a correre ma non come avrei voluto, persino con la migliore musica del mondo in cuffia. Mancava la spinta che proviene da dentro.
Indi, cercherò di rendere questo Sabato più produttivo ripassando i nomi delle tecniche che ho visto fino ad ora, bellamente copiate dal Superbo Sito Shinseikai del Severo Saggio Sensei (troppe s?).
Oi Tsuki - Diretto
Gyaku Tsuki - Pugno opposto
Shita Tsuki - Piccolo montante
Kagi Tsuki - Gancio
Mawashi Geri Gedan - Calcio basso
Mawashi Geri Chudan - Calcio medio
Mawashi Geri Jodan - Calcio alto
Nelle foto, ipercliccabili come links, quello che le dà è il maestro e quello che le prende è l'allievo - metafora della vita, come è giusto che sia.
Dopo il fugace ma intenso incontro di giovedì con il pavimento, la mano sta migliorando, e sto riscoprendo il vantaggio del pollice opponibile: farsi la barba, allacciarsi le scarpe, effettuare la minzione (in gergo tecnico si dice così) con la mano desiderata sembra un miracolo continuo.
Per aspera ad astra.
Friday, September 25, 2009
Pieces of Eight
Come scrivevo sulla SocioRetePortinaia (Facebook), mai litigare con il pavimento. E' come un soffitto, ma ha la cattiva abitudine di attirare i corpi (solidi, liquidi e umani) verso di sè a velocità sorprendente. Ieri sera ho sfidato il pavimento del Dojo ad una gara di velocità e ho perso per KO tecnico. La lezione che ne traggo, e che mi è stata doviziosamente spiegata dal Sensei e poi, en garde, sussurrata dal mio compagno di botte (Ivano), è la seguente:
- Le tecniche debbono essere apprese per gradi (se no, a cosa servono gli allenamenti?).
- Non bisogna avere fretta.
- Le tecniche debbono essere precise.
- Un buon percorso per ottenere la precisione passa per lo studio dei movimenti, poi per lo studio della velocità, ed infine per lo studio della forza. Cercare velocità e forza senza studiare attentamente e con costanza la correttezza dei movimenti e la coordinazione necessaria significa (nei casi migliori) finire sul pavimento o (nei casi peggiori) finire sul pavimento a causa di qualcuno.
Una frase, in particolare, mi ritorna in mente: "La forza reale nasce dalla modestia". E, sinceramente, nel mio Dojo riesco proprio a percepirla, questa forza.
:-)
Wednesday, September 23, 2009
Seventh Star
Lezione numero otto. Sette partendo da zero. Mi viene in mente che l'informatica è una disciplina dove uno zero è veramente qualcuno. Zero the Hero. L'inquietudine dello zero.
E, in effetti, sono inquieto.
L'allenamento, ed anche l'allineamento, vedi post precedente, consente di diminuire (e, con l'esercizio ed il talento, azzerare) il gap che naturalmente esiste tra stimolo e reazione.
Nel mio caso, ad oggi, il gap corrisponde all'attraversamento del Mar Rosso da parte del signor Mosè ed accoliti. Il cervello (un manager saputello e autoritario) impartisce i comandi al corpo (il sottoposto frustrato, tuttofare e consapevole della sua situazione): "Esegui tale movimento in fluidità".
Bang.
Il corpo non solo si rifiuta di eseguirli correttamente, ma irride le due manageriali grigiosità emisferiche spernacchiandole con movimenti in ritardo ed estensioni bradipiche che elargiscono (poco) e consumano (tanto), lasciando tutto il sistema in debito di ossigeno e quindi non in grado di eseguire i movimenti successivi come dovrebbero essere compiuti.
Un circolo vizioso, insomma.
Esegui - sbagli - esegui - sbagli - ansimi - sbagli - ansimi - ansimi - buio.
Mi sento come uno scolaretto alle elementari, quando il maestro disegna la lettera A alla lavagna, spiega la pronuncia e l'utilizzo, e vedo i miei compagni di classe che, chiamati a turno, recitano intere frasi (o addirittura discorsi) concedendosi il lusso di giochini semantici ispirati al "Trattato di Semiotica Generale" di Umberto Eco.
Ieri sera, durante il magmatico divertissement dello spogliatoio post-disintegrazione muscolare, il Sensei mi guarda e simpateticamente mi omaggia di un "Come va?". "Insomma", rispondo, "mi sento goffo". Lui mi guarda con un sorriso beffardo, che (io intendo) voleva dire: "Gli allenamenti, caro mio, servono proprio a questo".
La trasformazione da cognizione (io so) a convinzione (io ne sono convinto) è uno dei momenti più ambiti, e la strada, come oramai mi ripeto da giorni, è bella lunga.
Saturday, September 19, 2009
The sleeper must awaken.
E' stato uno dei miei libri preferiti, da ragazzo.
E' stato (ed è ancora) uno dei miei film preferiti di sempre, anche se la trasposizione cinematica ed il suo apparente stravolgimento dei contenuti del libro non deve trarre in inganno.
Ho scritto mille volte questa frase, prima sui diari, poi sulle lettere, poi su web, poi su blog, poi sui social networks, senza perdere un centimetro della profondità con cui mi stupì la prima volta.
Dune, di Frank Herbert.
Il mare mi mancherà... ma un uomo ha bisogno di nuove esperienze. Esperienze che gli restino dentro, arricchendolo. E gli consentano di crescere. Senza cambiamenti, qualcosa si addormenta dentro di noi, e raramente si sveglia. Il dormiente deve svegliarsi.
Friday, September 18, 2009
The Sixth Sense
Ogni allenamento nel Dojo è una ricchezza, è una enciclopedia che non riesco a leggere interamente, è un regalo che non vedo l'ora di scartare.
L'allenamento nella mia solita palestra, invece, non ha più lo stesso sapore di prima.
Se potessi utilizzare dei segnalibro, virtuali, sulla lezione di giovedì, li porrei sui seguenti capitoli:
- Il ritorno in guardia. Colpire con tutto il corpo deve lasciar posto all'agilità del ritorno in guardia nel più breve tempo possibile, per far scattare la prossima sequenza. Allo stesso modo, la difesa da un colpo deve lasciar posto ad un possibile attacco. Tutte le tecniche che ho visto finora (poche) partono comunque da un'ottima posizione di guardia, che permette di difendere ed attaccare con eguale velocità. Guardia sciolta, non rigida!
- Lo spirito del Dojo. La perdita di sapidità dei normali allenamenti (li chiamerei allineamenti anziché allenamenti) è scoprire che nel Dojo hai tante persone che ti aiutano, anche quando ti fanno male. Ti aiuta il Sensei (il Maestro). Ti aiutano i tuoi compagni di sudore quando ti incitano a fare meglio e dare tutto te stesso. E, grazie a tutti questi stimoli, ti aiuti anche un po' da solo.
Gli allenamenti in palestra, da solo, non saranno più gli stessi.
Wednesday, September 16, 2009
Firth of Fifth
Grazie alla lezione di ieri ho ripreso (quasi tutta) la funzionalità delle braccia che era magicamente evaporata a 36 ore esatte dall'allenamento di sabato mattina.Queste poche lezioni (sei, a partire dalla zero) mi hanno mostrato le aree di apprendimento da ricordare, in base alla struttura della lezione (riscaldamento, tecnica, esercizi fisici, stretching) ed in base ai miei limiti oggettivi.
- Gestire meglio il riscaldamento dinamico ed utilizzarlo per sviluppare la coordinazione dei movimenti che sarà utile per la fase tecnica, e per ricordare meglio quello che viene spiegato dal Sensei.
- Memorizzare i nomi (e, soprattutto, i movimenti) delle tecniche che di volta in volta vengono illustrate. La coppia nome-valore (denominazione e movimento) mi può aiutare nelle sequenze dove le tecniche sono multiple.
- Gestire la terza fase. Non riesco ad eseguire l'allungamento gambe come voglio, e vorrei fare qualcosa in più. Inoltre devo eseguire addominali, addominali, addominali, addominali (si è capito?).
Monday, September 14, 2009
Go Fourth
Questo post sarà breve, non riesco a muovere bene le braccia... :-)...
E, comunque, ha vinto il sacco.
Friday, September 11, 2009
Third Eye
Il quarto allenamento [partendo dallo zero, il terzo :-)] mi ha fatto capire quanto sono lento e goffo grazie ad una telecamera posizionata in maniera inconsulta con l'approvazione del Sensei. Quello che per me sembra accadere a Velocità Smodata ("Ludicrous Speed", ricordate Balle Spaziali?) in realtà è un semplice slo-mo alquanto mortaccino (termine preziosamente estratto dal dizionario di Cambridge).
I movimenti di braccia e gambe che (io immagino) minacciosamente mulinano pronte per la battaglia sono in realtà movenze Chapliniane viste a 2 o 3 frames al secondo.
Sono costantemente affetto da rigor vitae (e quindi tendo a spezzarmi o a rimanere incastrato), non sono tonico e (soprattutto) sono leeeeeeeento.
Ogni mossa equivale a tre virgola cinque mosse dell'avversario.
Il percorso davanti a me è molto lungo. Never Surrender, mai arrendersi.
In uno dei prossimi post copierò i le tecniche di base ed i nomi associati, per averle sempre sott'occhio. Il lessico è importante, almeno conosco il nome della tecnica di base che sbaglio :-).
Wednesday, September 9, 2009
Second's Out
Ieri sera la terza lezione. La prima dove ho potuto apprezzare la componente tecnica (leggi: la prima dove sono riuscito a finire la fase di riscaldamento con ossigeno bastante per continuare) e dove il Maestro ha approfondito i "calci circolari". L'esecuzione del movimento deve essere effettuata in maniera fluida, ruotando il piede di appoggio ed estendendo la gamba in modo da colpire la gamba dell'avversario con un punto ben preciso al di sotto del ginocchio, che è considerato il punto più forte del corpo in quella posizione.
La guardia deve essere sempre attiva, e sciolta.
Da tenere a mente il suggerimento del Sensei: una guardia rigida, come tutte le cose rigide, tenderà a spezzarsi.
La guardia deve essere sempre attiva, e sciolta.
Da tenere a mente il suggerimento del Sensei: una guardia rigida, come tutte le cose rigide, tenderà a spezzarsi.
Friday, September 4, 2009
Force One.
Ieri sera il secondo allenamento, desiderato e temuto. Desiderato per cercare di sciogliere le gambe oramai ridotte a quelle del Pinocchio di Collodi, temuto per la paura di continuare a camminare al rallentatore.
Ho compreso qualcosa di più riguardo i miei limiti. Il riscaldamento dinamico è molto impegnativo, e mi lascia poca lucidità mentale per affrontare la parte tecnica e gli esercizi finali.
Devo abituarmi ad una partenza più sciolta e calibrare le forze per arrivare, lucido, fino alla fine.
Ieri sera ho anche capito l'utilità del bendaggio sulle mani :-) ... mai iniziare senza. Il sacco fa male, dopo i primi colpi salta anche del prezioso tessuto epiteliale.
Ho compreso qualcosa di più riguardo i miei limiti. Il riscaldamento dinamico è molto impegnativo, e mi lascia poca lucidità mentale per affrontare la parte tecnica e gli esercizi finali.
Devo abituarmi ad una partenza più sciolta e calibrare le forze per arrivare, lucido, fino alla fine.
Ieri sera ho anche capito l'utilità del bendaggio sulle mani :-) ... mai iniziare senza. Il sacco fa male, dopo i primi colpi salta anche del prezioso tessuto epiteliale.
Thursday, September 3, 2009
Day Zero (+2)
Inizio questo blog con due giorni di ritardo, anche dovuti alla valutazione dell'opportunità di trasferire le prime impressioni, le sensazioni ed i pensieri su carta (o equivalente fotonico) relativi all'UPA (Ultima Pazza Avventura). Parte di me nutre ancora qualche sano dubbio sulla riuscita di questa iniziativa, mentre l'altra parte sfrigola, sogghigna, sbuffa e saltella in attesa dell'allenamento di stasera.
[Stacco - Flashback Martedì 1° Settembre, 2009]
(Ben) consigliato dal Sensei (il maestro, un collega di cui ho stima) e da un recente discepolo (altro collega, eguale stima) mi presento, inerme-implume-imbelle, all'inizio dell'anno accademico 2009-2010 Shinseikai Karate (Full Contact) per la prima lezione.
Non so nulla di questa disciplina, ho solo le sincere e passionali informazioni del discepolo e qualche indizio che il Sensei mi regala lasciando a me la decisione di provare ed eventualmente di partecipare al corso aperto a tutti.
Arrivo quando gli agonisti svolgono l'allenamento, e faccio di tutto per non farmi vedere, riuscendoci benissimo (la sopravvivenza è l'istinto chiave nei bipedi basati su carbonio). I minuti passano veloci, mi vesto (non sono richieste le protezioni, almeno per le prime volte) ed in breve arriva il momento cruciale (speravo che l'attesa durasse un po' di più).
Non ricordo di aver avuto una esperienza simile in vita mia. La prima parte, mi viene spiegato, è riscaldamento dinamico, che equivale, per se, ad un abbondante allenamento a base di movimenti, flessioni, estensioni di membra, muscoli, legamenti e parti del corpo che - lo confesso - non ho mai utilizzato.
La seconda parte è dedicata alla tecnica, di cui non conosco i rudimenti (non ho mai combattuto nè praticato arti marziali) e che mi vedono goffo, lento e fuori tempo.
Verso la fine perdo lucidità, qualcuno (credo il Sensei) chiama la fine della lezione e riesco, dopo il saluto al maestro, a strisciare fino agli spogliatoi della palestra. Grazie a Santa Pupa, protettrice dei bambini, degli inetti e dei Noobs riesco a comandare nel giusto ordine le leve dell'autovettura, fermarmi al sushi-bar viciniore e mangiare tekka maki e sashimi, reso radioattivo da quantità di wasabi bastanti per l'intero Decumano Est.
Camminando piano piano, con piedi sottoposti a fucilazione preventiva da vesciche opportunamente formatesi durante il training, riesco anche a comprare la Connettivina e bende in una farmacia notturna vicino casa.
E' ora di dormire.
[Stacco - Flashforward Mercoledì 3 Settembre, 2009]
Dopo 36 ore dal primo allenamento, devo ridefinire il concetto di essere in forma. Non riesco ad alzarmi dal letto, il mio camminare, intervallato da lamenti molto poco Yoga, è il giusto mezzo tra Robocop e uno strafatto alcolico. Dove i tendini non causano dolore, ci pensano le vesciche. Ancora devo iniziare il mio percorso, ma la 'presentazione' di quello che mi aspetta non sembra affatto male :-). Voglio continuare, se il corpo me lo permette.
Mentre mi vesto a velocità bradipo, mi salta in mente di registrare queste sensazioni su di un blog. Non per altri, ma per me. Non voglio scordarle.
E mi ripeto: spero di poter imparare molto. Sugli altri, su di me, su quanto sia necessario ed inevitabile continuare ad apprendere, in qualsiasi punto della propria vita. Imparare e ridefinire la pazienza, la perseveranza, la voglia di superare se stessi.
E stasera si continua: 押忍 !!
Grazie, Sensei, e grazie a Dario.
Subscribe to:
Posts (Atom)

